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il personaggio 

Max Alvini dal miracolo Tuttocuoio alla Panchina d’oro con Gasp e Inzaghi

Stefano Scarpetti

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PONTE A EGOLA. I sogni si possono avverare, con perseveranza, volontà e sacrificio uniti ad un pizzico di sana follia si può arrivare a risultati impensabili. Non è uno slogan pubblicitario ma quello che è riuscito a fare Massimiliano Alvini vincendo il riconoscimento della panchina d’oro, per aver condotto la scorsa stagione la Reggiana – nell’anno del centenario– alla promozione in serie B superando in finale il Bari. Un personaggio che non dimentica mai le sue origini ovvero Fucecchio e in particolare il quartiere della Ferruzza per la quale fa il tifo quando c’è il palio paesano. Sa cosa vuol dire sacrificarsi e i valori della famiglia sono incarnati in lui, dopo la promozione in serie B con malcelata commozione dedicò quel successo in diretta Rai ai suoi genitori.

Sotto certi aspetti una persona di altri tempi, arrivato in cadetteria attraverso una lunga gavetta, contrariamente a quanto succede adesso con ex giocatori a beneficiare subito di panchine serie A e serie B come Andrea Pirlo, Alessandro Nesta e molti altri.

Alvini ha cominciato ad allenare in 3° Categoria, poi a Signa e Quarrata prima di arrivare al Tuttocuoio, dove è stato capace di costruire negli anni un qualcosa di mai creato prima e probabilmente molto difficile da eguagliare in futuro. In sette anni i neroverdi passarono dalla Promozione alla terza serie, stabilendo dei record come il “triplete” della stagione 2010 culminata con il trionfo allo stadio dei Marmi di Roma il 12 maggio contro la Capriatese per 3-1 nella finale di Coppa Italia nazionale di categoria: in quella fantastica annata era arrivato il successo nella fase regionale dopo aver sconfitto la Pistoiese e la promozione in serie D per la prima volta della sua storia.

Dopo aver raggiunto l’apice con il Tuttocuoio, ovvero il passaggio in terza serie e il settimo posto, a fine stagione la decisione di lasciare. Ha affrontato fasi alterne, assorbendo anche la delusione di due esoneri con la Pistoiese ed Albinoleffe (in Val Seriana nella seconda stagione).

È arrivata quella chiamata che non puoi rifiutare ovvero la Reggiana, con il ripescaggio in serie C e la costruzione di una squadra alla quale si chiedeva soltanto di ben figurare, ha saputo imprimere il suo marchio di fabbrica riportandola in serie B.

E ora ha ottenuto la Panchina d’oro per la C, insieme a Gianpiero Gasperini per la serie A, vera sorpresa della massima serie lo scorso anno, e Filippo Inzaghi che ha riportato il Benevento nella massima serie. Una compagnia niente male per chi come Alvini è partito dalla 3° Categoria. Ora il suo pensiero è rivolto alla partita di domani sul campo del Frosinone, e più in generale a conseguire la salvezza per la “sua” Reggiana, che sarebbe un altra grande impresa. Chissà che un giorno non lo rivedremo in panchine ancora più prestigiose: in definitiva i sogni possono avverarsi. —

Stefano Scarpetti

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