Il presidio
Pisa, i mille giorni di D’Angelo
L’allenatore nerazzurro è già sul podio fra i mister più “longevi” degli ultimi 50 anni
Antonio Scuglia
Pisa. In un mare, quello nerazzurro, in perenne tempesta anche quando non c’è vento, abbiamo un nocchiero che festeggia mille giorni al timone. Li ha festeggiati ieri, per la precisione: avrebbe preferito farlo guidando i suoi contro il Pordenone, ma non ha potuto farlo visto che è saltata la partita causa Covid, e allora ha regalato un weekend di riposo alla sua squadra.
Luca D’Angelo, pescarese classe 1971, è arrivato al Pisa il 24 giugno del 2018, insieme al vecchianese Riccardo Taddei. Si presentò subito con grande umiltà: «Il Pisa è un punto d’arrivo mostruoso per la mia carriera».
Fin dal primo momento svelò il suo credo tattico, dal quale non ha mai derogato: «Non ho un modulo predefinito però gioco sempre con tre centrocampisti e due punte centrali. Preferisco che sia la mia squadra a tenere in mano il pallino del gioco».
E soprattutto giurò fedeltà alla piazza: «A parte gli 11 anni passati a Rimini sono uno che gira molto ma adesso sono arrivato in un posto dove spero di restare a lungo».
Non arrivò in un momento facile. Due stagioni prima il Pisa era retrocesso dalla B, nel 2017-18 il terzo posto finale (con eliminazione ai playoff per mano della Viterbese) era stato vissuto dalla piazza come un fallimento sportivo visti i proclami iniziali. E in 13 mesi il Pisa aveva già avuto quattro allenatori diversi: Gattuso, Gautieri, Pazienza e Petrone.
Fu presentato da Giovanni Corrado e da Roberto Gemmi, che mise la mano sul fuoco per lui: «È il pezzo perfetto del puzzle per questa piazza. A Pisa c’è bisogno di gente che ci metta la faccia. Gli ho detto: vieni da noi e mettiamoci l’elmetto».
Detto, fatto. L’elmetto, D’Angelo lo ha indossato subito e non lo ha mai tolto. La prima stagione è partito a rilento, con una squadra tutta nuova e una serie di arbitraggi ostili che frenarono il Pisa fino a febbraio. Poi la grande corsa, con uno score finale, playoff compresi, di 23 vittorie, 14 pareggi e 6 sconfitte, e il trionfo indimenticabile dopo le rimonte contro Carrarese, Arezzo e Triestina. L’anno scorso il consolidamento in B: nono posto, con la sola classifica avulsa a negargli gli spareggi per la serie A. E quest’anno, nonostante gli infortuni a catena, una risalita prepotente dalle zone calde alle soglie dei playoff.
La società non gli ha fatto mai mancare la fiducia nei momenti difficili, lui l’ha sempre ripagata con lavoro, abnegazione e risultati. Fra i suoi tanti meriti, gliene riconosciamo uno in particolare: ha sempre condiviso i successi, non ha mai scaricato le colpe e gli errori. Pochi lo fanno, nel calcio e fuori.
Il Pisa in questi ultimi vent’anni ha avuto prima di lui 27 allenatori (solo Gattuso aveva resistito due anni consecutivi in panchina a parte il breve interregno di Colonnello). Ora nel mirino c’è D’Arrigo (tre stagioni di fila dal 1998 al 2001). Più in là ci sono i “mostri sacri”: andando a ritroso, fra chi ha guidato i nerazzurri più a lungo ricordiamo Giannini, Pinardi, Mannocci, Nicolini e il leggendario Ging. Beh, D’Angelo è già in buona compagnia. —
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