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La casa-museo di Ilvano combattente sui ring europei
Tra foto in bianco e nero, ritagli di giornale, documenti, medaglie e gagliardetti mezzo secolo di storia di Pacchini, atleta di punta della Galilei, e del pugilato pisano
Danilo Renzullo
pisa. La forza racchiusa nelle robuste mani è ingannata da quel delicato tocco sufficiente ad aprire il piccolo scrigno che custodisce mezzo secolo di successi e sacrifici.
Foto in bianco e nero, ritagli di giornali, documenti. Lì dentro, in quella valigetta usurata dal tempo, sono racchiusi i ricordi di una vita e di una carriera che ha permesso ad Ilvano Pacchini di salire sui ring di tutta Italia e di approdare in Europa, mantenendo sempre Pisa nel cuore e su quei guantoni che hanno strappato alla strada centinaia di giovani e formato intere generazioni di pugili.
Le pareti di casa raccontano attraverso medaglie, foto e gagliardetti oltre mezzo secolo di una storia, quella del pugilato pisano, che ha travalicato i confini nazionali riuscendo ad imporsi a livello mondiale.
Una carriera iniziata nella seconda metà degli anni Sessanta, quasi per caso, conclusa alcuni mesi fa quando Pacchini, 73 anni, dopo oltre cinquant'anni di attività ha deciso di appendere, come si suol dire, i guantoni al chiodo.
«Prima del pugilato ho provato con la lotta greco-romano e poi la pesistica – dice riavvolgendo il nastro dei ricordi –. Sport che però non mi davano soddisfazioni. Un giorno andai ad assistere ad un incontro di Piero Del Papa al Giardino Scotto e lì scattò l'amore per la boxe».
Una passione che porta Pacchini ad approdare alla pugilistica Galilei nel 1966. Da quella che è una delle società sportive più antiche e vincenti d'Italia inizia una lunga carriera che permette a Pacchini di indossare i colori della nazionale e poi quelli di maestro.
«A quel tempo avevano grandi attenzioni soprattutto per Del Papa, che si apprestava a raggiungere livelli europei. I giovani pugili erano un po' trascurati – ricorda –. Frequentavo una sala da ballo di Lucca, dove conobbi un atleta della pugilistica cascinese. Lui aveva l'auto, io andavo in treno. Mi offrì un passaggio e iniziammo a frequentarci. Dopo più di un anno scoprì che era un pugile. Approdai allora alla pugilistica cascinese».
Una parentesi prima del ritorno nella società pisana dove ha costruito il suo ricco palmarès, inaugurato con un filotto di vittorie (13 su altrettanti incontri) da principiante, poi con l'approdo nei dilettanti (45 vittorie e 3 pareggi) e infine tra i professionisti (10 vittorie registrate su 13 incontri). Successi coronati anche con la vittoria di due titoli italiani assoluti e tre guanti d’oro.
Dopo essere uscito dal ring, Pacchini ha indossato i panni di maestro. «Mi sono tolto tante soddisfazioni e tra queste anche quella di strappare tanti giovani dalla strada – continua Pacchini –. Oggi il pugilato non è più quello di una volta: c'è molta più improvvisazione da parte dei maestri e degli atleti. Prima non si diventava maestro per caso. Non basta più solo la passione, occorre la sostenibilità economica. Ho deciso di smettere anche per stare vicino a mia moglie, Giuliana Del Papa (cugina di Piero, ndr), che mi ha supportato per tutta la vita». —
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