Pisa, la classe operaia va in paradiso: Nicholas Siega è l’uomo ovunque
Due prove di sostanza e vigore contro Monza ed Empoli per un centrocampista che diventa sempre più prezioso
Massimo Berutto
PISA. La classe operaia (qualche volta) va in paradiso. Ogni tanto a guadagnarsi la copertina non sono i bomber che segnano, i portieri che sventano i gol o i rifinitori dal piede raffinato, ma i faticatori. Che si accollano il lavoro più duro, spesso definito oscuro, ma fondamentale per far quadrare i conti nell’equilibrio collettivo.
Nicholas Siega è stato uno dei grandi protagonisti del Pisa che ha sbancato Monza e che ha fatto tremare la capolista Empoli. La sua presenza in campo ha consentito ai nerazzurri, senza snaturarsi rispetto al consueto 4-3-1-2, di irrobustire il fianco destro, collocando nella posizione di mezzala un calciatore abile anche sull’esterno. L’ideale per fronteggiare squadre che amano attaccare sovrapponendo due giocatori su ciascuna fascia.
In una prova di sostanza e vigore, la perla è la palla strappata a Parisi e consegnata a Birindelli per il gol del vantaggio sull’Empoli. Una rete che a lungo ha fatto pensare a un successo che per i nerazzurri sarebbe stato al tempo stesso prestigioso e possibile sprint per un salto in classifica, ma poi è arrivato il pareggio.
In un certo senso è un operaio con un passato da ingegnere. Uno che sa ancora progettare gioco, ma che non si tira indietro quando si tratta di avvitare i bulloni che uniscono i reparti. Nella Reggiana (2014-2016) lo ricordavamo come un attaccante esterno, che non a caso in Emilia ha vissuto le sue stagioni più prolifiche (14 reti complessive tra campionato e Coppa Italia). Poi gradualmente ha accentrato la zona di competenza, diradando le segnature, ma aumentando il peso specifico nel cocktail di squadra.
A Cittadella si è alternato nel ruolo di mezzala e di trequartista, votato non tanto alla rifinitura quanto alla schermatura delle linee di passaggio del centromediano avversario, abbinando la capacità di corsa di un esterno alla tenacia di un mediano. Doti che abbiamo riscontrato anche a Pisa, dove il centrocampista ha esteso ulteriormente il suo già vasto curriculum tattico. Uno di quei giocatori che fanno la felicità degli allenatori.
Nel match con il Frosinone del dicembre 2019 in condizioni di emergenza non ha esitato ad adattarsi al ruolo di terzino destro al posto di Birindelli. Forse essersi calato nei compiti del compagno è il segreto dell’intesa instaurata con il figlio d’arte a protezione del fianco destro.
Significativi nel match di Monza i raddoppi di marcatura sulla lepre Dany Mota Carvalho, che per incidere sulla gara (procurandosi il rigore, poi parato da Gori a Boateng) si è dovuto trasferire sul versante opposto.
Siega è come Luca D’Angelo: dà il meglio di sé nel girone di ritorno. Nella scorsa stagione fu graduale l’inserimento negli ingranaggi di una squadra che giocava a memoria dopo la promozione.
Nel girone di ritorno crebbero le prestazioni del calciatore novarese, giunto all’apice con il gol-vittoria all’Ascoli.
Da settembre in poi l’adozione di Vido dietro le due punte e l’ingresso stabile di Mazzitelli a centrocampo avevano tolto continuità di impiego all’ex reggiano, ma gli ultimi grandi risultati sono stati figli di una squadra che ha proposto nella zona nevralgica anche la sua reattività. D’Angelo ha dunque avuto la conferma che può contare su una pedina preziosa che aggiunge varianti alle sue convinzioni di gioco. —
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