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Pisa

trasformazione tattica 

D’Angelo cambia le posizioni in campo e gli esterni tornano a fare la differenza

Massimo Berutto
D’Angelo cambia le posizioni in campo e gli esterni tornano a fare la differenza

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PISA. Una squadra dimostra di aver trovato un’identità anche quando sa adattarsi alle caratteristiche degli avversari senza mai perdere la propria fisionomia di gioco. Il Pisa ritrovato, quello che ha cancellato le quaterne incassate in sequenza con il Cittadella e Ferrara, inanellando 8 risultati utili (4 vittorie e altrettanti pareggi), si vede anche negli accorgimenti con cui D’Angelo rimodella il 4-3-1-2 per limitare i punti di forza rivali e sfruttare i punti deboli, senza lasciarsi andare in pericolosi azzardi.

Contro il Brescia l’inversione degli esterni ha collocato Francesco Belli a sinistra nella zona di Ragusa, evitando a Francesco Lisi una marcatura che sarebbe stata innaturale e penalizzante. Tangibile l’effetto positivo: l’ex spezzino, dopo la doppietta segnata nel derby tosco-ligure della scorsa annata, è stato costretto al digiuno. La stessa tattica adottata a Lecce contro Falco, mancino abile ad accentrarsi partendo dalla sua destra. A Salerno (in occasione di un altro pesante rovescio) Lisi, scarsamente supportato alle spalle da Benedetti e di fronte da Mazzitelli, raramente aveva ribaltato l’azione contro il duo Casasola-Lombardi ed era affondato, soprattutto dopo l’ingresso di Kupisz, autore di una doppietta.

Il rovesciamento di corsia tra Belli e Lisi ha portato con sé il medesimo trasloco di Simone Benedetti, tornato sul centrosinistra. Così lo stopper si è trovato ancora una volta dalla parte del terzino più coperto (Belli), essendo quindi meno esposto ad essere preso d’infilata.

Da una corsia all’altra cambiano completamente le dinamiche di gioco di un esterno. Un nuovo modo per Lisi di tornare ad essere imprevedibile e decisivo. Emblematico il gol-partita con il Brescia, in un’azione da una fascia all’altra, caratteristica tipica del gioco di D’Angelo. La rete alle rondinelle è contemporaneamente uguale ed opposta a quella che valse il successo a Reggio Calabria. Allora era stato Lisi a rifinire da sinistra verso destra e Sibilli a siglare sul secondo palo. Sabato scorso i due interpreti si sono scambiati i compiti, sebbene con la decisiva partecipazione dell’incornata di Vido e della corta respinta del portiere ospite Joronen.

Anche l’austriaco Gucher non è più una mezzala a prescindere, costretta talvolta a fronteggiare giocatori più dinamici di lui, come ad esempio l’empolese Bandinelli nella pesante sconfitta rimediata allo stadio Castellani. Saggia la decisione di collocarlo sulla trequarti contro il Chievo, come dimostrato, anche ma non solo, dal gol dell’1-0. Con il Brescia pure da mezzala l’austriaco non ha sofferto, riuscendo a costruirsi almeno un paio di opportunità per colpire dal limite nel reticolo dello schieramento lombardo.

Negli equilibri del Pisa da non sottovalutare il contributo di De Vitis a protezione di una difesa rimaneggiata (Meroni a fianco di Benedetti in sostituzione dello squalificato Caracciolo). Il figlio d’arte e Mazzitelli sovente arretravano in mezzo alla difesa, consentendo un inizio azione arretrato a tre uomini, come alternativa al classico sviluppo di un 4-3-1-2. Dolce quindi e redditizio il passaggio al 3-5-2 nel finale, a blindare la vittoria. —

Massimo Berutto

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