Il Tirreno

Pisa

Venezia 2007-2021, dall’invasione dei pisani alla tristezza dei traghetti vuoti

Antonio Scuglia
Venezia 2007-2021, dall’invasione dei pisani alla tristezza dei traghetti vuoti

Il ricordo del super tifoso Michael Reiner che in quella sfida playoff vista per caso scoprì l’amore per i nerazzurri

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Antonio Scuglia

Pisa. È una circostanza più unica che rara vedere il Pisa che non fa né Babbo Natale né la Befana. Passare le feste di fine anno e dintorni senza le usuali e amare sconfitte può essere anche un buon vaticinio per la ripresa del campionato, fra dieci giorni all’Arena contro il Brescia.

Però un po’ di tristezza “ambientale” rimane visto il deserto sugli spalti del Penzo. Lunedì i nerazzurri hanno pareggiato 1-1 così come avevano fatto nella passata stagione, ma il ricordo va a un altro 1-1, quello del 26 maggio 2007. Due settimane prima, il Pisa aveva perso 1-0 contro gli arancioneroverdi i nell’ultima gara della regular season, e nelle semifinali playoff avevano ritrovato gli stessi avversari: stavolta finì meglio, e il pareggio spianò la strada al trionfo del retour match all’Arena, ma quello che resta negli occhi e nel cuore di quel giorno di fine maggio 2007 non è tanto la partita quanto il tifo infernale sugli spalti e il capoluogo veneto, con la sua Laguna, pavesato di nerazzurro. Anzi, per essere più precisi, di rossocrociato. I traghetti che portavano dal centro all’Isola di Sant’Elena, dove si trova lo stadio, erano gremiti di tifosi con i vessilli cittadini. Un’immagine indimenticabile, a cui fanno da contraltare quelle di due giorni fa: il calcio senza tifo è anestetizzato e si esaurisce nei 90-95 minuti della partita, anche se in questa congiuntura non si tratta di scelte antipopolari ma di necessità sanitarie.

Tra i tantissimi ricordi ne ha pubblicato uno molto bello su Facebook il popolare tifoso nerazzurro Michael Reiner, che proprio allora si innamorò del Pisa: era in vacanza con la moglie a Venezia e il 26 vide un giornale in pizzeria: il giorno, apprese, si sarebbe svolto un match dei playoff: Venezia-Pisa. «Così il giorno dopo ci siamo ritirati da Cavallino con la nave per Venezia e da lì all’isola di Sant’Elena. Di per sé una bella cosa con la nave allo stadio. Ore di anticipo, cosa insolita per me, eravamo allo stadio». E dentro, nel settore ospiti, canti sempre più alti e «siamo stati avvolti in un minuto di fumo e bengala» che portarono a cantare anche lui: «Ero così affascinato che ho cercato di urlare, anche se ho sempre sentito solo dei cantanti. Capito quello che ho urlato non ha avuto nessuno». E improvvisamente l’inferno è scatenato, gol per il Pisa. «Nel salto della folla sono sceso di 4-5 gradini senza che le mie gambe toccano le scale. Mia moglie ha perso gli occhiali da sole che sono scomparsi nell’esultanza nella tribuna di tubi d’acciaio». L’idillio con il Pisa si consolidò a fine gara: la polizia fece montare sul traghetto tutti gli occupanti del settore, Michael e signora salirono «senza sapere dove andrebbe a finire e sperando che questa cosa non sarebbe nemmeno andata in giro per l’Italia per fermarci a Pisa». Lì furono fatte amicizie, cantati cori e, all’arrivo sulla terraferma, ecco la consolante scoperta che nessuno li avrebbe costretti a salire sui pullman, per cui in qualche modo, con «un’eterna marcia a piedi» poterono tornare in albergo. Ma ormai l’amore era sbocciato. —

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