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Per ambire in alto non manca sostanza ma solo qualche dettaglio
PISA
Il Pisa aveva chiuso in festa la scorsa annata, promosso in B a Trieste, mentre stavolta saluta la stagione con la salvezza in tasca, ma con una punta di delusione, allo stadio Stirpe di Frosinone.
Ma siamo sicuri che, al di là degli opposti risultati finali, siano così marcate le differenze fra la finale playoff 2019 e l’epilogo del campionato di B? Anche allo stadio Nereo Rocco finirono sull’1-1 i tempi regolamentari, dopo il vantaggio nerazzurro e il gol del pareggio subìto anche allora su un evitabile calcio di rigore. In quel caso la formula permise ai nerazzurri di completare l’impresa nei supplementari superando la Triestina, mentre stavolta la classifica avulsa ha condannato gli uomini di D’Angelo ad andare immediatamente in ferie, in favore dell’Empoli (per pochi giorni) e dell’avversario diretto Frosinone, che sul campo, come all’andata, non si era dimostrato superiore ai rossocrociati.
L’Empoli fra le pretendenti ai playoff era l’unica squadra che aveva gli scontri diretti a favore rispetto al Pisa. Dopo aver superato una dietro l’altra le avversarie nella corsa alla serie B, nella prima stagione in serie cadetta lo Sporting Club ha colmato il gap con le partecipanti agli spareggi per la A, bloccando fra le due squadre già promosse per due volte sul pareggio il Benevento (graziato da un rigore fallito da Marconi nel match d’esordio) e all’Arena anche il Crotone.
Paradossalmente, oltre alle vittorie dell’Empoli sul team di Corrado (entrambe maturate nei minuti di recupero), a penalizzare Gucher e soci è stata una sconfitta subita dai cugini fiorentini con il Frosinone, favorito così nella classifica avulsa a tre.
I dettagli e più di un pizzico di sfortuna hanno fatto la differenza nella continuità di una squadra che, pur salendo di categoria, ha confermato la ferma intenzione di arrivare sempre all’obiettivo attraverso il gioco, sebbene al rischio di concedere qualcosa all’avversario. Gli stessi particolari che hanno fatto pendere la bilancia nelle tante partite risolte, in positivo o in negativo, nei minuti conclusivi.
Al di là delle molte interpretazioni matematiche e statistiche, forse la vera spiegazione è più semplice e può essere presa in prestito dal Gioco del Ponte: quando il Pisa nella fase finale ha trovato la forza atletica e mentale per portarsi dalla parte opposta del Ponte (fuori di metafora, del campo) ha poi fatto cadere la bandierina avversaria, mentre, se ha ripiegato nella propria metà, quasi sempre ha finito per capitolare, come accaduto, sebbene con qualche minuto di anticipo anche a Frosinone, dove però l’estremo assalto stava per produrre il sorpasso di Masucci.
Come si può proseguire il cammino ascendente per riprendersi nel prossimo campionato quanto è appena sfuggito di un soffio? Le strade sono fondamentalmente due. Una è alzare ulteriormente il tasso di qualità nella fase offensiva, continuando a prediligere anche fra difensori e centrocampisti chi è abile nella costruzione e nella finalizzazione. L’altra è di potenziare la fase difensiva, per imparare a resistere agli assalti finali, allargando la rosa dei calciatori specializzati nella marcatura (al momento c’è soltanto Caracciolo) e dei mediani incontristi (categoria rappresentata attualmente dal solo Marin ed in parte da De Vitis). —
Massimo Berutto
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