Il Tirreno

Pisa

Porte chiuse ma la squadra non è sola In duemila a scortarla verso lo stadio

Andrea Chiavacci

Una clamorosa risposta di pubblico all’appello degli ultras: il lungo serpentone di scooter l’ha preceduta e seguita dall’albergo del ritiro fino all’ingresso dell’Arena Garibaldi 

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i tifosi

Un lungo magico serpentone nerazzurro per accompagnare la squadra nell’ultima fatica casalinga della regular season. Un modo per ringraziare i ragazzi di Luca D’Angelo per la salvezza anticipata e soprattutto per aver prolungato il sogno playoff fino alle ultime battute del campionato.

Una volta ancora tutta la tifoseria risponde all’appello dei gruppi della Nord e si dà appuntamento alle ore 18 all’Ac Hotel dove alloggia il Pisa. L’attesa è più lunga del previsto, ma ne vale la pena perché i tifosi arrivano alla spicciolata ma alla fine sono circa duemila, quasi tutti con i motorini. La stazione di servizio della Eni di Cisanello si trasforma in un piccolo angolo di Curva Nord con le bandiere di tutti i gruppi al vento.

Il primo a lasciare l’albergo è il diesse Roberto Gemmi che esce con la propria auto e viene applaudito dai tifosi che lo fanno emozionare, tanto da fargli quasi sbagliare strada. Tanti tifosi durante l’attesa elogiano la squadra e sono un po’ preoccupati per i tanti infortuni, ultimo in ordine di tempo quello di Gori.

Della serie siamo belli quando scendiamo in campo, ma ci manca un po’di fortuna. Arrivano D’Angelo e i calciatori, tutti applauditissimi da Marconi a Vido, passando per i vari Masucci, Gucher e Moscardelli. L’ultimo ad arrivare, cuffie negli orecchi e concentratissimo, è il direttore generale Giovanni Corrado. Finalmente si parte e via Matteucci è tutto un carosello di bandiere nerazzurre.

Alle 20.05 la squadra entra all’Arena. I tifosi ovviamente restano fuori e si fermano in via Piave. Gli ultimi cori e poi tutti a guardare la partita in compagnia. Lontano dagli occhi, ma vicini con il cuore. Qualcosa di simile a quanto accaduto il 24 settembre 2016 per la partita giocata e vinta a porte chiuse per 2-1 proprio con l’Ascoli.

Come quel pomeriggio di quasi quattro anni fa il popolo nerazzurro si stringe intorno al Pisa anche se non può entrare allo stadio. Le motivazioni però sono decisamente diverse. Stavolta il mancato ingresso è dovuto alle disposizioni previste dall’emergenza coronavirus, nel 2016 l’Arena Garibaldi era inagibile, e dopo quanto accaduto per Pisa-Brescia, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e la Prefettura di Firenze revocarono il nulla osta per poter giocare a porte aperte al Castellani di Empoli.

Una ferita ancora aperta per la tifoseria nerazzurra che ha sempre ribadito di aver subito una vera e propria ingiustizia con i tanti Daspo che hanno colpito i tifosi.

Oggi il clima è completamente diverso anche perché non c’è più una società contestata come quella dei Petroni, ma una, quella di Ricci, Paletti e Corrado, che un passo alla volta ha saputo ridare dignità, identità e una dimensione giusta al Pisa che si è consolidato in B da neopromosso.

La tifoseria c’era allora, perché la squadra di Gattuso a livello di impegno e dedizione era straordinaria come lo è quella di D’Angelo, e c’è oggi. Insomma, c’è e ci sarà sempre. Perché proprio quattro anni fa lo spirito di appartenenza è diventato ancora più grande e tutta la città si è stretta insieme alla Curva Nord .

Una grande comunità che soffre e gioisce allo stadio, ma che è sempre vicina ai problemi della vita quotidiana. Come accaduto anche per l’emergenza coronavirus. Il distanziamento sociale e il divieto d’assembramento sono sempre stati rispettati dai tifosi che in questo mese e mezzo, e il 7 marzo per il derby vinto con il Livorno, hanno sofferto davanti alla tv, al pc o alla cara vecchia radio.

La Curva Nord nei giorni scorsi con un comunicato ha contestato il fatto che non essendoci nessuno allo stadio, salvo giornalisti e accreditati dalle società, diventa assurdo, per chi è sottoposto al provvedimento del Daspo, dover recarsi a firmare tre volte in questura quando la squadra gioca in casa. «In tempi di pandemia, e di difficoltà in ogni campo, l’ultras, non solo a Pisa, ma in tutta Italia, rimane soggetto da colpire», si legge nel comunicato uscito giovedì scorso.

I gruppi della Nord non chiedono sconti o favori, ma almeno la sospensione delle firme dei Daspo fino a quando non sarà consentito ai tifosi di tornare allo stadio. E la speranza è di farlo con tamburi, bandiere e coreografie di ogni genere. Il ministro con delega allo sport Vincenzo Spadafora ha parlato di settembre, ma al momento non ci sono decisioni definitive. La giornata di ieri dimostra una volta di più che il pubblico è il volto più bello del calcio. Non si può andare avanti senza tifosi. —

Andrea Chiavacci

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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