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il personaggio 

Antonio Caracciolo «Mai trovato un gruppo unito come questo»

Andrea Chiavacci

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PISA

«In tanti anni di calcio non mai trovato un gruppo unito come quello nerazzurro». Antonio Aldo Caracciolo è l’ultimo arrivato in casa nerazzurra, ma si è già ben integrato con il gruppo di Luca D’Angelo che in questo finale di stagione potrebbe diventare uno degli uomini decisivi per condurre la squadra a una salvezza tranquilla. Caracciolo ha raccontato la sua carriera in una intervista registrata per Pisachannel prima del lockdown.

La prima esperienza importante è quella con le giovanili dell’Inter: «Sono arrivato lì giovanissimo e mi allenavo con i giocatori più grandi. Poi a un certo punto le cose sono cambiate e ho deciso di andarmene lasciando la borsa all’allenatore Beppe Baresi. Sono andato a Pavia per giocare nella Berretti, non c’era la Primavera, e poi esordire in C».

Un passaggio al Bari e al Genoa, senza debuttare in prima squadra, poi il Gubbio, tra il 2010 e il 2012, squadra con cui ha conquistato la B e ha esordito tra i cadetti grazie a Gigi Simoni, che ha ricordato nei giorni scorsi rivolgendosi a lui, con un bel post su Instagram: “Potrei dire molte cose, ma non riuscirei a trovare le parole giuste. Il solo fatto che ti ricordano in tanti anche a distanza di anni fa capire, non solo l’allenatore, ma anche l’uomo che sei stato. R.i p. Gigi Simoni».

Caracciolo parla del suo carattere maturato negli anni: «A Brescia ho passato un periodo difficile nel 2012-13, poi dopo il prestito alla Cremonese non ero stato neppure convocato per il ritiro».

In quel momento il difensore sembrava sul punto di andare al Messina, ma i compagni lo hanno aiutato: «Devo ringraziare soprattutto Andrea Caracciolo e Budel che con la loro esperienza mi hanno detto di restare e non mollare. In breve tempo sono tornato titolare».

La seconda esperienza bresciana è il trampolino per il passaggio all’Hellas Verona dove esordisce e segna il suo primo gol in A: «Il primo gol in A al Milan non lo dimenticherò mai. Mi sono tolto la soddisfazione di indossare la fascia di capitano segnando anche un gol nel derby vinto con il Chievo».

In tre stagioni e mezzo con l’Hellas due retrocessioni in B, ma in mezzo una promozione in A da protagonista: «Mi sono trovato bene con la tifoseria e con la città, poi in quel periodo ho conosciuto mia moglie ed è nata mia figlia». Il giocatore più difficile da marcare? «Immobile».

Dopo un anno a Cremona è la volta di Pisa. «A Pisa ci avevo giocato da avversario con il Verona e la Cremonese. Sono stato compagno di squadra con Soddimo, Pisano e Benedetti, ma ho avuto la fortuna di conoscere anche Masucci e Gucher da avversari. Ho trovato un gruppo davvero unito. È stata un’emozione grandissima esordire all’Arena in maglia nerazzurra, i tifosi ti danno davvero una marcia in più. Per un giocatore è fondamentale avere il supporto del pubblico».

Infine una battuta sul numero di maglia e i tatuaggi: «Ho scelto l’8 per mia nonna e per mio figlio. Ho tanti tatuaggi ma nessuno dedicato alle squadre in cui ho giocato. Quello a cui tengo maggiormente è quello dedicato a mio figlio». —

Andrea Chiavacci

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