Italia
La sfida dei nerazzurri: salvezza senza giocare? No grazie
«C’è grande soddisfazione per il consiglio federale in cui è passata la linea della Lega B, riparte il campionato e tutte le nostre richieste che provenivano dall’assemblea sono state accolte e sono orgoglioso di questo: ora sarà necessario andare avanti con le riforme». Lo dice il presidente della Lega B Mauro Balata al termine del consiglio federale della Figc in cui tra le decisioni prese c’è anche quella della ripartenza del campionato cadetto, prevista per il 20 giugno.
Una scelta di campo, condivisa o mutuata dalla “sorella maggiore” ovvero la serie A e totalmente avversata invece dalla Lega Pro, come potete leggere nelle prossime pagine. In serie B ha vinto la linea che era stata fatta propria dal Pisa fin dai primi giorni della crisi. Ovvero: se ci sono le condizioni sanitarie necessarie per poter riprendere, è giusto che sia il campo a esprimere i suoi verdetti, sia pure con il sacrificio di giocare a porte chiuse. Dal punto di vista economico e da quello sportivo. Chi non vuole neanche prendere in considerazione l’idea di terminare la stagione sul campo, avvertiva il presidente del Pisa Giuseppe Corrado, non vuole il bene del calcio.
Dal punto di vista economico perché chiudere qui la stagione senza neanche provare a ripartire significava rischiare il tracollo del sistema. È inutile, rifletteva la società nerazzurra, sproloquiare sulla nefandezza del dio denaro se poi questo denaro non ce l’hai per ripartire: una volta che hai chiuso l’azienda e licenziato tutti, non servirà più riconsiderare che forse era meglio tentare di resistere.
E dal punto di vista sportivo, annullare la stagione avrebbe significato vanificare tutto quello che era stato fatto sino all’inizio di marzo: essere primi o ventesimi in classifica non avrebbe fatto differenza. E annullare tutto avrebbe portato a una serie infinita di ricorsi.
C’era in effetti anche un’altra opzione sul tavolo: chiudere la stagione qui (con il danno economico conseguente: per una società come il Pisa 3-4 milioni di euro) e cristallizzare la classifica, quindi – in serie B promuovere le prime due o le prime tre, e far retrocedere le ultime tre o le ultime quattro. Sul piano sportivo il Pisa ci avrebbe guadagnato: l’obiettivo stagionale era la salvezza, e l’undicesima posizione attuale, con 36 punti in 28 gare disputate, la assicurava abbondantemente.
Rientrare in campo per le ultime dieci giornate, invece, rimette tutto in discussione: il Pisa ha 5 punti di svantaggio sulla zona playoff (ma se vai nei playoff poi ha solo una possibilità su 6 di essere promosso), 4 sulla zona playout, una palude con il 50% di mortalità, e 11 sulla zona della retrocessione diretta.
La scelta di giocare, per il Pisa può essere giusta o sbagliata. Di sicuro non è comoda ma coraggiosa. —
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