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Federico Balestri, bomber giramondo ma il cuore è sempre a tinte nerazzurre
Per lui oltre 250 presenze fra C e D, il suo gol in rovesciata contro l’Albinoleffe è uno dei più belli che il pubblico dell’Arena Garibaldi ricordi
PISA
L’ex attaccante del Pisa Federico Balestri ha indossato tante maglie nel corso della carriera, collezionando oltre 250 presenze tra serie C e serie D. Tre le stagioni con la maglia nerazzurra, con la quale ha esordito in C2 nel 1997, non ancora maggiorenne: «Ho esordito all’Arena nel derby contro il Pontedera; l’anno successivo abbiamo vinto il campionato di C2 con diversi punti di vantaggio». Nel gennaio del 2001 Federico torna a Pisa dopo aver disputato la prima parte di stagione nella serie A bulgara e colleziona 9 presenze in C1. Poi un lungo peregrinare in Toscana e fuori regione, nel segno del gol.
Federico, apriamo il cassetto dei ricordi: il momento più bello della carriera?
«Il gol dell’1-1 all’Albinoleffe sotto la curva Nord nella stagione 2000/2001. Segnare in rovesciata all’Arena Garibaldi nel giorno del mio compleanno (Federico è nato l’11 marzo del 1979, ndr) è stato il coronamento di un sogno. È stato un gesto istintivo: ricordo il momento in cui è stato battuto il corner, mi sono liberato dalla marcatura e ho colpito il pallone in rovesciata, spedendolo all’incrocio dei pali. Voglio pensare che sia stato un regalo di mia madre, scomparsa quando ero bambino».
Cosa ha significato indossare la maglia nerazzurra per te?
«Sono sempre stato tifoso del Pisa, sono nato a 50 metri dalla Nord e dal terrazzo vedevo lo stadio. Sognavo di far gol all’Arena e il mio idolo era Lamberto Piovanelli. Ora quando lo incontro mi dice sempre che lui un gol in rovesciata come il mio non l’ha mai fatto a Pisa (ride, ndr). Da ragazzino seguivo tutte le partite dei nerazzurri, andavo anche in trasferta. Giocare a Pisa non è stato semplice. Ritrovarmi sul prato calcato da tanti campioni e vedere dal campo i tifosi è stato qualcosa di indescrivibile, sono passato dall’altra parte. L’atmosfera dell’Arena è pazzesca, facevo fatica ad isolarmi dai commenti, poi conoscevo tutti: era una carica notevole, tutto era amplificato. Dopo la partita con l’Albinoleffe andammo a Varese: ci fu una mischia e presi tre giornate di squalifica, saltai anche il derby con il Livorno».
Dalla stagione successiva hai iniziato a girovagare e segnare...
«Pisa era il mio sogno. Forse non sono riuscito a viverlo in pieno. Un’altra squadra alla quale sono affezionato è l’Alessandria. Abbiamo vinto il campionato di serie D, ho segnato 12 reti in campionato e 4 in Coppa. Che squadrone che avevamo con i grigi: tra i miei compagni c’erano Artico, Buglio, Zappella, Bolla, Cammaroto, Cretaz».
La stagione più prolifica è stata nel 2004/2005 con il Cascina.
«Esatto, misi a segno 18 gol in campionato e uno nei playoff»..
I giocatori più forti con cui hai giocato, tra compagni e avversari?
«Beh, difficile scegliere e non posso non citare mio fratello Jacopo. Ho giocato con calciatori del calibro di Baiano, Tavano, Artico, Savoldi, Mandelli… Quando ero al Chernomorets ho giocato con Jankov (nazionale bulgaro che ha preso parte a due Mondiali e un Europeo): calciatore devastante, che classe. In Bulgaria ho affrontato anche un giovanissimo Berbatov: fece tripletta, si vedeva che era fortissimo. Dopo pochi mesi lo acquistò il Bayer Leverkusen. Tra gli avversari Legrottaglie, Balzaretti e molti altri».
Sei cresciuto nel settore giovanile del Parma e hai un solo anno di differenza da un altro calciatore del vivaio gialloblù: Gigi Buffon…
«Sì, dagli 11 ai 16 anni sono stato a Parma. Buffon è del ’78 e a volte capitava che mi allenassi con i ragazzi più grandi. Era un mostro, si vedeva che era di un altro livello e aveva una personalità e una sicurezza incredibili; dopo pochi mesi esordì in serie A, non ancora maggiorenne».
Che rapporto hai con tuo fratello Jacopo (classe ’75, oltre 100 presenze in serie A con Modena, Reggina e Torino)?
«Jacopo è stato la mia famiglia, la mia guida e il mio punto di riferimento. Io ero un po’ più esuberante e testa calda, lui aveva un carattere più calmo ed equilibrato. Abbiamo giocato insieme nel Castelfiorentino e l’ho ritrovato da avversario nella stagione 2000/2001: io indossavo la maglia del Pisa, lui giocava nel Modena dei vari Milanetto, Legrottaglie, Mayer. Campo neutro ad Arezzo e 1-1; i gialloblù comunque vinsero il campionato e in quella partita Jacopo non mi fece toccare palla, era un trattore sulla fascia. Con il Modena ha conquistato la doppia promozione dalla C1 alla A. Ha sempre avuto una forza fisica e mentale impressionante ed è migliorato tanto nel corso degli anni: con impegno e dedizione ha avuto una grande carriera».
Cosa pensi del campionato del Pisa?
«Lo scorso anno è stata realizzata una grande impresa con la promozione ai playoff. Con Gemmi qualche volta ci siamo incontrati in campo, D’Angelo non lo conosco personalmente, ma mi piace come lavorano. I nerazzurri stanno disputando una buona stagione. L’obiettivo è la salvezza, ma il campionato di B è tosto e imprevedibile».
Da qualche anno hai intrapreso la carriera da allenatore…
«Ho chiuso il capitolo da calciatore con la maglia dell’Acquacalda in Prima categoria a 38 anni: salvezza ai playout e 11 reti in 19 partite. Ora sono a San Giuliano e alleno gli Esordienti 2008. A questa età la cosa fondamentale è che i bimbi si divertano e siano liberi di esprimersi. A San Giuliano ho ritrovato Fausto Garcea, che conoscevo dai tempi del Pisa. La struttura è di livello, così come le persone: una società dilettantistica che non ha nulla da invidiare ad una società professionistica». —
Alessandro Marone
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