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Doccia fredda per il calcio Almeno fino al 18 maggio il pallone resta sgonfio
Il presidente nerazzurro Giuseppe Corrado: il danno è anche per la collettività e per migliaia di lavoratori
pisa
Lo sport individuale può ripartire dal 4 maggio (almeno parzialmente), quello collettivo no. Se ne riparlerà il 18, se va bene. Così ha deciso il governo. Per il calcio è una vera doccia fredda, e il presidente del Pisa Giuseppe Corrado non lo nasconde. «Sui rinvii dettati dall’emergenza sanitaria non ho niente da eccepire – ci dice –. Fin dal primo giorno ho sostenuto che la tutela della salute viene prima di ogni altra cosa. Ed è ovvio che ogni attività va ripresa solo nel momento in cui si può fare in condizioni di sicurezza. Quello che non ritengo opportuno è far passare l’idea che il calcio sia soltanto un’attività sportiva. Non lo è, perché è anche un’attività industriale. Che non solo porta alle casse dello Stato un miliardo e mezzo l’anno di tasse, e di questi soldi la collettività ha bisogno, ma dà lavoro ad oltre cinquantamila famiglie».
Spiega Corrado: «Nel calcio non c’è solo il giocatore famoso e ben pagato. Nel calcio ci sono gli imprenditori che investono soldi, ci sono i collaboratori, i magazzinieri, gli operai, i fornitori... La ripresa del calcio non può essere “l’ultimo dei problemi”: come attività sportiva ha la stessa dignità di tutte le altre e tutti possiamo stare un anno senza vedere una partita o un film al cinema, ci mancherebbe. Ma cosa diciamo a tutte le famiglie che da queste attività trovano il loro sostentamento economico?».
Il Pisa, come tutte le altre società di calcio, si è organizzato fin dall’inizio della crisi distribuendo a tutti gli atleti un programma personalizzato. «Ovviamente i ragazzi lo fanno ciascuno da casa propria – dice Corrado –. Speravamo che dal 4 aprile potessero lavorare all’aperto. Abbiamo compiuto le opere di sanificazione dell’impianto di San Piero a Grado e dell’Arena Garibaldi, dove c’è la possibilità di lavorare separatamente nei primi giorni della ripresa. Ci sono gli spazi all’aperto, ci sono gli spogliatoi e le sale dove possono cambiarsi separatamente, ci sono insomma le condizioni per lavorare in serenità dividendosi anche per orari, visto che le giornate sono lunghe e si possono dividere in 12-13 ore al giorno. Si può quindi lavorare in piccolissimi gruppi, giustamente distanziati e ogni giocatore col suo programma specifico anche perché ciascuno di loro ha le sue caratteristiche e la sua struttura fisica».
Ora non resta che portare pazienza e aspettare il via libera, anche per un nuovo esperimento: «Vorremmo studiare la possibilità di collaborare anche con l’Università e gli ospedali pisani, un’eccellenza anche nella gestione dell’epidemia».
Tornando all’aspetto sportivo, il presidente del Pisa non ha dubbi sull’opportunità di chiudere la stagione sul campo, quando la situazione sanitaria lo permetterà: «Annullare la stagione o cristallizzare la classifica attuale non sarebbe un danno per noi, che rifaremmo comunque la serie B. Ma aprirebbe la strada a una serie di contenziosi e non rispecchierebbe neanche i valori della leale competizione». —
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