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Spinelli attacca Corrado sui possibili campi neutri
Il presidente del Pisa “sponsorizza” la Toscana, il collega ribatte: «Non può esprimersi guardando solo in casa propria»
pisa
C’è anche una querelle a distanza fra Livorno e Pisa (monodirezionale, peraltro) rispetto alla possibile ripresa del campionato di serie B. Come ormai tutti sanno, se si torna a giocare entro l’estate per salvare la stagione, le gare saranno a porte chiuse e comunque diverse squadre del Nord potrebbero essere impossibilitate a usare i propri stadi. Chi le ospiterà? Nei giorni scorsi il presidente nerazzurro Giuseppe Corrado ha dichiarato a 50 Canale: «La Toscana ha un’ottima rete di strutture alberghiere e di campi, credo che questa area geografica sarebbe ideale per ospitare le partite considerando che saranno a porte chiuse. Vedremo che cosa sarà deciso e ci adegueremo cercando di trovare il nostro quartier generale».
L’idea non è rivoluzionaria e ci permettiamo di averla adombrata, nel nostro piccolo, già da un paio di settimane: città come Pisa, Empoli o Firenze sono poco distanti dalle regioni del Nord e quindi più comode da raggiungere per le squadre.
Ma con Corrado non è affatto d’accordo il proprietario del Livorno Aldo Spinelli: «Il presidente del Pisa - ha detto a Telecentro - è alle prime esperienze nel calcio, oltretutto non può esprimersi guardando solo in casa propria, deve obiettivamente valutare la situazione in generale, e credetemi su al Nord è piuttosto seria». La situazione al Nord peraltro è facile che la conosca bene anche Corrado, visto che lui risiede a Parma, suo figlio Giovanni dg del Pisa è a Milano e così gli altri soci Ricci e Paletti.
Intanto, sulla possibile ripresa è intervenuto il tecnico del Pescara Nicola Legrottaglie, sul Corriere dello Sport: «Spalmare il campionato sull'anno solare sarebbe un'ottima possibilità. In B non essendoci le coppe si potrebbe iniziare a settembre e arrivare a novembre e poi riprendere più avanti anche con un format diverso e più snello. Sia ben chiaro, la mia volontà è quella di tornare a giocare anche per ridare una speranza alle persone e per lanciare un segnale che finalmente si riparte, ma allo stesso tempo chiediamo una grande tutela». Difficile dargli torto.
E i format per il futuro? Ecco il parere di Stefano Bandecchi, presidente della Ternana, sulla Gazzetta. «Immagino una serie A a 18 squadre, la B a 20 e la C a 22, con due gironi di C2 semi Pro. Il calcio rischia il default, c’è spazio solo per società solide, solvibili. Immaginiamo che 40 degli imprenditori che guidano le 60 società di C chiedano soldi allo Stato, facendo ricorso alla cassa integrazione. Come potranno poi a mettere fondi nelle società di calcio? Lo Stato dovrebbe impedirlo». —
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