Il presidio
I club cadetti sono convinti: giocare per non sparire
Corrado: quando si riprenderà lavoreremo all’Arena, già sanificati sia lo stadio che il centro sportivo di San Piero
Pisa
Le società cadette vogliono tornare a giocare. Quando ce ne sarà la possibilità, ovviamente, dato che siamo ancora in piena emergenza sanitaria. Ma vogliono tornare a giocare. Lo ha ribadito ieri il presidente del Pordenone Mauro Lovisa su Radio Punto Nuovo: «La serie B giocherà, la maggior parte dei presidenti vuole giocare. Per un discorso di federazione comincerà qualche settimana dopo, non abbiamo le coppe e possiamo gestirla meglio rispetto alla A, possiamo ripartire anche 10 giorni dopo. Dobbiamo solo capire il protocollo sull'aspetto sanitario, tamponi, sanificazioni. Per tutto il resto c'è una soluzione».
Continua Lovisa: «Il calcio va visto non solo dal lato sportivo, ma anche dal lato economico. Il 4 maggio deve ripartire, è un'azienda come le altre, tutte hanno un'importanza nel proprio campo: guardiamo agli altri paesi europei». Difficile fra l’altro tacciarlo di insensibilità rispetto al Covid-19, visto che lui stesso ne è appena uscito. Sulla stessa lunghezza d’onda è da sempre il presidente federale Gabriele Gravina, e anche il Pisa, che da tempo lavora per la ripresa. Riguardo alla logistica, Giuseppe Corrado, ai microfoni di 50 Canale (l’intervista andrà in onda stasera alle 21, a seguire Pisa-Cesena gara di andata semifinale playoff del 2003) ha dichiarato che gli allenamenti, quando si riprenderà, si svolgeranno tutti all’Arena: «San Piero a Grado avrebbe le caratteristiche per allenare gruppi di atleti in zone separate ma sarebbe più difficoltoso organizzare gli spogliatoi». Sia San Piero che lo stadio sono già stati sanificati, «adesso aspettiamo i protocolli che dovranno essere confermati anche per ciò che riguarda tamponi ed esami sierologici, il giocatore sarà monitorato ogni giorno fino alla partita».
L’idea, dice Corrado, è di concentrare tutti gli atleti in una struttura unica alberghiera per il tempo necessario per concludere la stagione, più o meno 45 giorni.
Tornando alla ripresa, sono sicuramente interessanti in prospettiva le parole di Fabrizio Corsi, presidente dell’Empoli, su Radio Radio: «Il calcio dopo il coronavirus? Ci sarà per le società medio e piccole come noi un ridimensionamento, in termini di sponsor e pubblico. E l’anno prossimo, credo, che non ci saranno campagne abbonamenti. Sarà dura».
Finalmente qualcuno comincia a dire chiaramente che le opzioni in ballo per il calcio professionistico non sono tornare come prima (ovvero con un sistema che faceva acqua da tutte le parti, una vera bolla speculativa) oppure ridimensionarsi, bensì ridimensionarsi con intelligenza oppure sparire. —
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