Italia
Maraia: «La ripresa del campionato? Non è scontata, ma spero sia possibile»
«Adesso i miei primi pensieri non sono al campo ma alla situazione difficile che sta vivendo l’intero Paese e a chi lavora negli ospedali»
pontedera
Il Pontedera di un anno fa, contro il Cuneo, pareggiava 1-1 con un gol allo scadere degli ospiti, siglato dall’ex Simone Paolini. Sembra trascorso un secolo, in realtà solamente dodici mesi.
Parlare di calcio, in giorni come questi, è davvero complicato. I granata, dal canto loro, hanno già dimostrato di essere molto più di una semplice squadra di calcio: svestite le casacche da gioco, la società si è messa al lavoro per il bene della comunità. Oltre alla costituzione da parte dei tifosi del Comitato Gradinata Nord Pontedera per raccogliere fondi da destinare all’ospedale Lotti – al quale sono già stati donati oltre 7mila euro – anche i calciatori sono scesi in campo. Paolo Ropolo, Edoardo Pavan, Emanuele Cigagna e Lorenzo Bardini, con giubbino catarifrangente, hanno percorso le strade della città per consegnare le mascherine a domicilio, insieme a tanti altri volontari dell’associazionismo pontederese. E non solo chi oggi continua ad indossare la maglia granata, ma anche gli ex come Paolo Bartolomei, Francesco Corsinelli e i fratelli Daniel ed Andrea Gemignani, che hanno aderito all’iniziativa del Comitato Gradinata Nord Pontedera. Una vera e propria famiglia che, nel momento del bisogno, ha saputo compattarsi. È pur vero, però, che nell’emergenza generale anche il calcio dovrà darsi un’organizzazione. Tra chi non vede alternative alla conclusione anticipata della stagione attualmente in corso e chi, invece, intravede ancora degli spiragli per poter dare al campo l’ultima parola, la questione rimane ancora aperta.
Anche Ivan Maraia, allenatore del Pontedera, dice la sua. «In questa fase parlare di calcio è superfluo – spiega il mister – quello che ci sta succedendo attorno e i numeri che ci vengono comunicati quotidianamente mettono in secondo piano il calcio e lo sport». Per Maraia, oggi, il pensiero non è sul campo, ma a fuori. «C’è chi lotta ogni giorno per salvare vite umane – continua – il mio pensiero va a queste persone, ai familiari di chi non ce l’ha fatta e a chi è in prima fila per combattere questa emergenza». Naturalmente, il calcio deve fare un passo indietro. Ma decidere cosa ne sarà della stagione è una scelta che dovrà essere fatta. «Girano molte notizie – commenta – c’è chi vuol chiuderla qua, chi invece vuol riprendere: la riunione di venerdì (l’assemblea dei club di serie C di domani, nda) potrà forse dirci qualcosa in più, ma dobbiamo essere cauti». Per il mister granata, nonostante i dati degli ultimi giorni siano più confortanti, occorre mantenere alta la soglia di attenzione. «È una situazione difficile – dice – qualche segnale di miglioramento sembra esserci, ma riprendere un’attività agonistica non è scontato: il ritorno alla normalità non può essere immediato». Del resto, se per tornare a uscire di casa serviranno (almeno) un paio di settimane, lo stesso non si può dire per il calcio giocato. «Per riprendere uno sport dove il contatto è all’ordine del giorno credo ci sarà bisogno di un periodo ulteriore per tornare alla normalità – ammette Maraia – viviamo di giorno in giorno, ma serve il giusto equilibrio: dobbiamo tutelare la salute di tutti ed affrontare la cosa in maniera seria».
Il rischio è che, dovendo aspettare ancora un paio di mesi e volendo concludere a tutti i costi il campionato, la stagione corrente possa influire molto sulla prossima. «Spero che la decisione venga presa presto, spetta ai vertici valutare ogni aspetto di questa vicenda – conclude – se si supera una certa data, però, si rischia di non riprendere il campionato in corso, se non si vuol inficiare la nuova stagione».
L’assemblea dei club di serie C di domani potrebbe essere decisiva: il futuro della stagione 2019/2020 passerà anche da questo appuntamento. —
Pietro Mattonai
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