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Francesco D’Arrigo: se si riprende a giocare la differenza la farà la testa, non le gambe

Antonio scuglia
Francesco D’Arrigo: se si riprende a giocare la differenza la farà la testa, non le gambe

Con il Pisa dominò la C2 e sfiorò la B, da dieci anni è docente federale: «Gli allenatori dovranno essere bravi a non concedere alibi ai giocatori»  

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Per lui tredici stagioni da calciatore (con 65 presenze in B), ventuno da coach con tanti campionati vinti e la B sfiorata con il Pisa dopo avere stradominato l’anno prima in C2. E oggi Francesco D’Arrigo insegna agli allenatori: sia sul terreno che dietro la scrivania.

D’Arrigo, in campo tutti fermi, ovviamente, ma non voi...

«Il confronto su Facebook non è fisico, quindi si può lavorare su idee, video e immagini. Spero di poter riprendere al più presto anche i corsi federali, online in attesa del momento i n cui si potrà tornare sul terreno da gioco. Sarebbe la prima iniziativa di ripresa per i colleghi, ma non è una cosa che si possa improvvisare».

A proposito, il suo gruppo è vasto ma pur sempre a numero chiuso.

«Non sono interessato ai like. È a numero chiuso perché deve basarsi molto sulle interazioni e colmare delle lacune presenti nella formazione degli allenatori. Molti miei ex corsisti mi chiedevano una formazione continuativa. Sono molto bravi, ma per chi non è stato calciatore professionista è più difficile arrivare a certi livelli. L’idea è quella di dar loro la possibilità di crescere e farsi conoscere».

Per favore, da docente torni ad essere per qualche minuto un allenatore in panchina: l’interruzione dei campionati azzera tutti i valori?

«No. Cambia tante cose, ma non azzera i valori. Bisogna rimanere sereni da questo punto di vista. Se dovessi tornare ad allenare, tante cose non le farei più. Quante? L’80%. Bisogna sfatare il mito che la preparazione estiva garantisca determinate performance, anzi da certi punti di vista può fare danni».

Ma le gambe devono girare...

«Certo. Ma deve funzionare soprattutto la testa. Chiaramente non potersi allenare in campo per diverse settimane comporta dei cambiamenti. Bisogna stare attenti alla dieta e alle abitudini quotidiane. Ma in A e B sicuramente i giocatori hanno la possibilità di una preparazione adeguata anche in casa. Molto, moltissimo dipende dagli allenatori: per riprendere il lavoro sul campo non servono mesi di riatletizzazione, ma 7-10 giorni».

A Pisa sosteniamo da un bel po’ che l’attuale allenatore D’Angelo sia un valore aggiunto. Quanto sarà importante la sua figura se e quando la stagione riprenderà?

«Non importante. Essenziale. La differenza alla ripresa la faranno gli allenatori. E sa perché? Perché sono le figure di riferimento che dovranno disinnescare gli alibi».

In che senso?

«Sarà naturale per molti giocatori temere di aver perso lo smalto, accampare scusanti, non sentirsi pronti. Gli allenatori in queste circostanze dovranno essere bravi a trasmettere le motivazioni giuste, soprattutto se si giocheranno tante partite ravvicinate. D’Angelo l’anno scorso fu molto bravo a guidare la squadra ad una grande rimonta nel girone di ritorno, motivandola partita per partita e superando ogni ostacolo sino alla finalissima. Ecco: chi alla ripresa avrà un allenatore più “cattivo” sarà molto avvantaggiato». —

Antonio scuglia

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