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Viviani: caro Pisa, se e quando si riprenderà la testa sarà più importante delle gambe

Andrea Chiavacci
Viviani: caro Pisa, se e quando si riprenderà la testa sarà più importante delle gambe

L’ultimo allenatore dello Sporting Club di Romeo: «Al ritorno in campo i valori potrebbero essere totalmente stravolti»

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Livornese di nascita, ma sicuramente un vero cuore nerazzurro. Mauro Viviani, 70 anni da poco compiuti, è stato uno degli uomini di fiducia di Romeo Anconetani. Vice allenatore dal 1988 al 1993, poi promosso alla guida della squadra dopo l’esonero di Montefusco, Viviani conquistò un ottavo posto in rimonta in serie B. Dopo una stagione a Perugia, come vice di Castagner, era l’allenatore del Pisa per il 1994-95, ma il fallimento dei nerazzurri mise fine all’epoca d’oro. Oggi Viviani continua ad aggiornarsi sui metodi di allenamento e segue le partite, anche quelle del Pisa, sia in tv che dalla tribuna. Adesso, però, in questa situazione di assoluta emergenza dovuta al coronavirus anche il calcio si è fermato.

Quanto può condizionare questo stop sulla forma fisica dei calciatori?

«Non solo il fisico, ma soprattutto ne risentirà la mente. In questo momento nessuno può essere tranquillo e sereno. Le società devono stare vicini ai giocatori che alla fine sono pur sempre ragazzi».

Allenarsi da casa non può bastare?

«Chi è più attrezzato può avere dei vantaggi a livello fisico, ma ti manca tutta la parte tecnico-tattica che nel calcio moderno è fondamentale. Se e quando si tornerà a giocare inizierà un campionato completamente diverso con valori totalmente stravolti».

Qual è la soluzione più giusta da prendere ?

«Non vorrei essere nei panni della federazione, ma anche delle leghe e delle società. Secondo me se non si riesce a portare a termine la stagione in tempi brevi si può anche pensare ad annullare i campionati».

Chi è avanti ora non sarebbe troppo penalizzato?

«È vero, penso soprattutto al Benevento. Ma c’è chi può ancora recuperare terreno e far valere le sue ragioni. Dieci giornate sono ancora tante».

Il derby Pisa-Livorno lo ha visto?

«Sì, stavolta l’ho visto in televisione. All’andata a Livorno il Pisa non meritava di perdere, e anche all’Arena probabilmente il pareggio era più giusto».

Le piace questo Pisa?

«Sì, mi ha fatto una buona impressione. Con un po’ di attenzione nei minuti finali poteva stare in zona playoff. La rosa ha valori importanti nonostante sia una neopromossa».

Un giudizio su D’Angelo?

«È un allenatore molto stimato anche dai colleghi, questo non è un aspetto secondario. Ha conquistato una promozione dopo una prima parte di stagione difficile e anche in B sta lavorando bene».

A proposito di derby, Anconetani voleva fare la Pisorno. Un’idea folle?

«Il suo sogno era quello di fare una grande squadra che doveva contrapporsi alla Fiorentina. Io da livornese lo avevo messo in guardia che era una cosa impossibile. Le tifoserie non lo avrebbero accettato».

Cosa le diceva?

«Romeo mi rimproverava di essere troppo disfattista, ma quando giocammo la partita di Coppa Italia all’Armando Picchi contro il Monza capì anche lui che non era possibile andare avanti. Ci furono incidenti e la cosa finì lì».

Però quando parlava di stadio da 40mila posti con ristoranti e centri commerciali era stato lungimirante...

«Romeo era avanti di trent’anni. L’organizzazione era studiata nei minimi dettagli. Avevamo un cuoco nostro, un pullman di proprietà, viaggiavamo in aereo, facevamo tourneé contro grandi club...».

Un ricordo particolare del presidente?

«I compleanni di Romeo a Villa delle Rose a Pescia erano qualcosa di incredibile. C’erano tutti i grandi dirigenti del calcio italiano. Se però in quel momento la squadra non andava bene diventava un dramma per noi allenatori e giocatori. È stato davvero un grande presidente ed è stato bello lavorare con lui». —

Andrea Chiavacci

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