Il presidio
Protti, con "La10" per insegnare ai bambini il calcio e non solo
Un vecchio avversario del Pisa ha lasciato il Livorno ma non il pallone e ora riparte con una nuova avventura insieme ai più giovani
IL PERSONAGGIO
È arrivato puntuale all’Open Day della scuola calcio all’Arena Astra di Livorno che porta la sua immagine e il numero con il quale ha quasi sempre giocato, non solo nel Livorno, mentre il prossimo appuntamento con allenamento aperto, è già fissato per il 3 settembre dalle 17 alle 19. Cercato come sempre da tanti tifosi in cerca di selfie e strette di mano. Igor Protti è sempre Igor Protti.
Non ha più cariche in amaranto, che effetto fa?
«Penso ai i tre anni in cui sono stato nel Livorno. Un periodo stupendo vissuto con tanta intensità e tanto amore per quei colori, volendomi illudere di aver dato, nel mio piccolo, un contributo alla causa. Esperienza unica, come unico è il piacere di ritenersi anche un tifoso come sono io».
Ha visto il Livorno a Chiavari?
«Ho guardato la partita. Ma nessun commento». L’impressione è che qualcosa da dire, lo avrebbe. Il suo invito, è quello di cambiare discorso. E pensare a La 10. Ha ispirato il nome a questa nuova realtà. Che dovrà crescere ...
«Si, sono stato chiamato da Ghiselli e Agosti, il progetto mi è piaciuto ed ho detto si condividendo le linee guida. Interagendo e interfacciandosi con i bambini, quelli piccolini».
Cosa le è piaciuto di questo progetto?
«Che si voglia trasmettere rispetto per le regole, insegnare a stare in gruppo, la consapevolezza che le cose a volte riescono e a volte no, che nel calcio capita di giocare, stare in panchina, stare fuori. Cose che se in futuro non dovessero servire per una carriera da calciatore, possono aiutare in tutto il resto».
Oggi il calcio privilegia chi ha il fisico, rischiando di perdere per strada tanti talenti...
«La tecnica è la base del calcio e non bisogna dimenticare l’aspetto coordinativo. Nel momento in cui fai esercizi mirati per migliorare la coordinazione, vai tranquillo che automaticamente si migliora la tecnica, perché fai certi movimenti nei tempi giusti e nei modi giusti. Anch’io a 18 anni ero piccolino. Gambe formate ma nella parte superiore non ero prestante. Dopo, ho dovuto lavorare molto. Fortunatamente mantenendo le mie caratteristiche sulle quali ho fatto le mie fortune».
«Abbiamo da tenere presente la Spagna, - conclude - che per anni ha dominato il mondo, con giocatori che colossi non erano, perché eccezionali ambasciatori del football». —
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