Il Tirreno

Pisa

La promozione con una società solida finalmente è stato spezzato un tabù

Antonio Scuglia
La promozione con una società solida finalmente è stato spezzato un tabù

Nelle occasioni precedenti, alla vittoria conquistata sul campo non era mai corrisposta una gestione tranquillizzante

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Cinque finali per la B, contando quella di Trieste. E prima di domenica una maledizione che è stata finalmente infranta: se la società è seria e meritevole, la sfortuna e/o l’ingiustizia ci colpiranno con la forza di una piaga biblica.

La prima finale è quella persa, a Bergamo, davanti a 13mila spettatori quasi tutti pisani, contro l’Albinoleffe, nel 2003. La proprietà del Pisa era pisana: Gentili-Mian. Tanti soldi spesi, tanta passione, sicuramente tanti errori “tecnici”. Ma una solidità economica che, in caso di promozione, avrebbe rappresentato un trampolino di lancio per vette ancora più alte.

Quattro anni dopo, Pisa-Monza. Un trionfo indimenticabile, in un’Arena che traboccava di gente, in una sproporzione fra presenze reali e agibilità “legale” che avrebbe fatto scalpore anche a Medellin. E la società? Era Covarelli, abilissimo nel non farci capire mai chi fosse il vero padrone e che poi, in rapida successione, avrebbe fatto fallire il Pisa e il Perugia.

Nel 2013 ecco la nuova occasione: la finale di Latina. I proprietari del Pisa sono Camilli e Battini. Il secondo è un imprenditore locale, che non spende volentieri i soldi però li spende. Il secondo è anche il patròn del Grosseto, imprenditore capiente e che vorrebbe assolutamente andare in alto dopo la beffa subìta dal Grifone nella finale con il Livorno “A Pisa posso arrivare in serie A”, aveva detto. Ma sono i laziali a festeggiare, facendo scemare nella nuova proprietà le speranze e la voglia di investire ancora nel calcio all’ombra della Torre.

Arriviamo così al 2016: la squadra è quella di Gattuso, guerrieri come quelli che aveva un decennio prima Piero Braglia. E nella bolgia di Foggia non bastano provocazioni, intimidazioni, schiaffi, invasioni di campo e bottigliette in testa a fermare i nerazzurri. Che però alle spalle hanno una società che ha già rotto col mister e un presidente che di lì a poco verrà arrestato, per una vicenda giudiziaria che arriverà a costargli una condanna ad oltre nove anni. Il caso societario arriverà di lì a poco, con i debiti e una penalizzazione che alla nuova società subentrata a Natale costerà di fatto la retrocessione.

La nuova società, già. Ricci e Corrado, con loro Paletti e all’inizio anche un socio bergamasco che poi uscirà per una polemica tutta sua. Una società che arriva, paga, ripiana i debiti, paga gli stipendi, si lecca le ferite dopo il ritorno in C e riparte, spende tanto ma il primo anno non indovina i (troppi) mister, il ds e molti dei giocatori; si prende le critiche, spende di nuovo ma stavolta porta a Pisa Gemmi, D’Angelo e una squadra che cresce col passare del tempo e, dopo le correzioni di gennaio, inizia a suonarle a tutti e a giocare anche un gran bel calcio.

Rimonta dalla decima alla terza posizione, arriva i playoff di rincorsa, elimina avversari forti e irriducibili come Carrarese e Arezzo e arriva alla finale. Il resto è roba attuale, anzi roba di poche ore fa: il trionfo al “Nereo Rocco” fa dimenticare un passato da brividi. —



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