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Buon tempismo e sangue freddo così Benedetti è stato rimesso in piedi

A.S.
Buon tempismo e sangue freddo così Benedetti è stato rimesso in piedi

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PISA. Dopo la gomitata (involontaria) rifilata da Biasci della Carrarese a Simone Benedetti, i playoff dei nerazzurri hanno un protagonista in più: lo staff sanitario rappresentato da Graci, Di Legge, Lioci, Del Sole e Pignieri. In un paio di altre occasioni l’intervento combinato medico/massaggiatore ha deciso la differenza fra la vita e la morte di un atleta; stavolta si sono “limitati” a rimettere in sesto un giocatore in pochi attimi.

Indimenticabili i due episodi citati all’inizio. Il primo risale al dicembre 2010 quando il difensore del Pisa Matteo Ton, vent’anni, vide la morte in faccia a Gela, dove, raggiunto alla tempia da una gomitata, perse i sensi e smise di respirare. Venne rianimato da Di Legge, assistito in quell’occasione dal compianto massaggiatore Marco Deri.

Del dottor Virgilio Di Legge, specialista in cardiologia e medicina dello sport, ci occupammo di nuovo nell’aprile del 2016 quando rianimò, sul ring del Palasport di Livorno, il palermitano Bentivegna colpito al volto da un destro violentissimo. Il medico pisano infatti oltre che nel calcio è molto conosciuto, da circa 20 anni, nel mondo degli sport da combattimento ed è medico federale della Fikbms: nei Mondiali di kickboxing del 2018 intervenne su un tifoso colpito da infarto miocardico acuto.

Dopo la sfida di Carrara, gli abbiamo chiesto qualche segreto del mestiere.

Dottor Di Legge, ma perché in campo la vediamo con i guanti azzurri?

«L’esperienza dei campionati mondiali di kickboxing mi ha insegnato che i guanti sono ulteriori “tasche” in cui tenere le garze per tamponare immediatamente una ferita; e sul polso della mano sinistra, a mo’ di orologio, porto una specie di scatola apribile in cui tengo le garzette per i tamponamenti nasali. Dopo aver valutato che la ferita non fosse sporca – altrimenti la puliamo con l’acqua potabile – applichiamo delle garze tenute aderenti alla ferita da una fasciatura, sfruttando l’effetto sia tamponante che protettivo. Nell’intervallo applichiamo degli steristrips per avvicinare i lembi della ferita favorendone il sigillo».

Con Del Sole avete raggiunto subito Benedetti: perché non avete dato i punti?

«Dare i punti vuol dire somministrare l’anestetico, che avrebbe creato problemi all’occhio in termini di alterata visione: e come ci ricordano le Linee Guida la sutura può essere effettuata entro sei ore dall’avvenuta lesione. Tutte queste riflessioni sono state fatte in quei tre minuti mentre io e Remigio si interveniva. Tali considerazioni fanno sgombrare il campo che il medico abbia considerato che la sostituzione del giocatore avrebbe alterato gli schemi tattici decisi dal mister; non è stato sostituito perché non aveva perso conoscenza, non lamentava cefalea e o vertigini, non c’era il sospetto di trauma vertebrale e soprattutto la morfologia della ferita mi dava dei margini di azione considerando la tutela sanitaria dell’atleta».

Ovviamente terminata la partita ha portato il giocatore al Pronto soccorso…

«Certo. La ferita non era da “colla chirurgica” cioè la sutura non poteva essere fatta con dei sigillanti ma doveva essere fatta con i punti, perché la sutura chirurgica abbrevia i tempi di guarigione della ferita. Ovviamente con un’adeguata protezione il giocatore è disponibile». –

A.S.

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