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Piero Camilli al contrattacco dopo la squalifica del figlio
VITERBO. Continua il duello a colpi di dichiarazioni fra laziali e amaranto dopo il far west di Viterbese-Arezzo. Piero Camilli, presidente della Viterbese, affida la sua versione ufficiale a un lungo comunicato stampa della società, nel quale curiosamente il presidente aretino Giorgio La Cava diventa “La Canna”. «Quanto refertato è assolutamente falso - dice Camilli - e rappresenta la dichiarazione di parte del signor La Canna. Ci domandiamo dove fossero i rappresentanti di Lega e Procura federale quando il suddetto soggetto, prima andava ad effettuare una sorta di “danza Maori” davanti alla curva dei sostenitori aretini per poi dirigersi verso il tunnel a raso della tribuna occupata dai tifosi viterbesi, sbeffeggiandoli e toccandosi i genitali e dicendo ad alta voce “tifosi di m...” “poveracci” e “fate schifo”».
Secondo Camilli, suo figlio Luciano «vedendo l’assoluta inerzia degli organi sportivi competenti al fine di evitare problemi alla società sportiva Viterbese Castrense per responsabilità oggettiva, interveniva invitando il suddetto La Canna a tornare velocemente nel posto a lui assegnato. Per tutta risposta ed in presenza di testimoni il predetto La Canna offendeva pesantemente Luciano Camilli negli affetti familiari. Per cui è comprensibile e giustificabile il fatto che quest’ultimo possa averlo spintonato con il solo intento di allontanarlo». E qui «è iniziata la “sceneggiata napoletana “ che vedeva quale protagonista non il compianto Mario Merola bensì il signor Giorgio La Canna e credete che i fatti susseguitisi fanno un baffo alla famosa canzone “lacreme napulitane”». —
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