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Cambiare il sistema o vivere nell’emergenza?
Premessa doverosa: qualunque iniziativa che serva a far godere pacificamente lo spettacolo del calcio alla gente avrà sempre la nostra simpatia.
E la prefettura di Arezzo ha fatto non bene ma benissimo a chiedere la diretta (per il territorio toscano) su RaiTre.
Abbiamo le testimonianze non solo di tifosi pisani che, trovando il sito Ticket One intasato, hanno comprato il biglietto per la gara di Arezzo a Milano (almeno 70 accertati) o andando di volata in macchina in provincia di Pistoia (almeno 33 tagliandi) ma anche di tanti altri che, non trovando i tagliandi della curva ospiti, hanno fatto il biglietto in altri settori, compresa la curva degli aretini.
Il problema è a monte, e va affrontato con coraggio e possibilmente in tempi brevi.
Ogni volta che ci sono queste partite a rischio, qualcuno è costretto a prendersi responsabilità pericolose. I sindaci firmano in deroga, chi gestisce l’ordine pubblico usa l’intelligenza e non va a cavillare su cosa sia scritto esattamente sul biglietto. Ci si stringe un po’ ma si sta tutti insieme nel settore ospiti.
E il giorno che un sindaco non firma, o il responsabile dell’ordine pubblico allo stadio è troppo zelante, che succede? Lasciamo la gente fuori? Mischiamo tifoserie “rivali”? Aspettiamo che succeda qualcosa per scatenare la caccia alle streghe?
È una gestione dell’emergenza che non può diventare strutturale, è un problema che andrebbe affrontato a inizio stagione. Con regole chiare e un’organizzazione diversa. E magari designando in anticipo stadi adatti, ovvero con una capienza sufficiente. Non ha colpe l’Arezzo come non le aveva la Carrarese: poteva succedere anche al Pisa, se l’avversario fosse stato il Catania e avesse chiesto tremila biglietti.
È il sistema che va riformato, nell’interesse di tutti: tifosi e società. —
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