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Pesenti sbaglia un rigore al 95’ Bel Pontedera, pari meritato
Il Pisa non riesce a passare e vede sfumare anche matematicamente la possibilità (remota) di agguantare la vetta
Un gran bel Pontedera nel primo tempo, poi una ripresa scialba con un finale-thrilling: rigore per i nerazzurri allo scadere, ma la vittoria - che sarebbe stata ampiamente immeritata - non arriva perché Pesenti sbaglia il secondo penalty consecutivo in cinque giorni.
Con questo pareggio, ai granata basta un punto nelle prossime due partite per centrare i playoff; il Pisa invece dice addio aritmeticamente al sogno della promozione diretta (ma era già fantascienza) scivolando a -6 dalla Virtus Entella e con gli scontri diretti a sfavore, mentre il secondo posto ora è distante 5 punti (e anche il Piacenza è messo meglio nel doppio confronto).
In realtà il Pisa era chiamato a difendere il terzo posto e la posizione di preminenza fra le pari classifica dei tre gironi, che vale la qualifica di testa di serie negli spareggi: il Catania, se vincerà sabato in casa con la Sicula Leonzio, lo supererà perché nel girone C i punti vanno moltiplicati per un coefficiente di 1.05 contro gli 1.02 del girone A. Non solo: la Pro Vercelli, vincendo ieri a Pistoia, si è portata a due punti da Moscardelli e compagni, che fra otto giorni dovranno andare a far visita alla Pro Patria reduce da tre successi.
Alla fine della partita, giocata davanti a 6.500 spettatori, Pesenti esce tra le lacrime e tutta la squadra di D’Angelo è a testa bassa. Tutt’altro clima in casa granata: la partita è stata giocata magistralmente e gli pareggi sono davvero ad un passo. «Strepitosi! Grazie ragazzi» scrive il sindaco pontederese Millozzi a fine gara su Facebook.
Prima della gara sugli spalti c’è tensione, ma in senso positivo. Dalla curva Nord arrivano cori per l’ex capitano nerazzurro Mannini, passato nell’estate scorsa in maglia granata; in tribuna d’onore c’è anche il vice presidente del Pisa Mirko Paletti.
4-3-1-2 il modulo iniziale del Pisa, che nella ripresa passerà alla difesa a tre schierandosi a specchio con il 3-5-2 dei granata ed esaurendo i cambi al 70’ (tre le sostituzioni del Pontedera, una delle quali nel recupero); nessuna sorpresa rispetto alle formazioni prevista alla vigilia.
Pronti-via e si vede che il Pontedera è più sereno e più carico: Mannini sulla sinistra inizia presto a fare la fiera, in mezzo Caponi orchestra la manovra con precisione e freddezza. Quello che manca è un po’ di piglio negli ultimi 16 metri. Dall’altra parte le azioni sono lente e farraginose, e le punte pressoché isolate.
La porta del Pisa trema in almeno tre occasioni. La prima è al 7’ quando, su corner dalla destra di Caponi, Vettori inzucca in torsione sul primo palo, la palla scavalca tutti e dall’altra parte Gucher riesce a respingere di testa sulla linea. Anche la seconda arriva dalla bandierina, stavolta da sinistra: calcia Caponi, tocco in mischia e la sfera balla quasi sulla linea prima di essere allontanata.
E al 32’ sembra fatta per i granata: incursione sulla destra di Mannini e Serena, in area piccola Tommasini riesce a toccare allungando il piedone in tuffo ma la palla finisce sul palo. Per il Pisa c’è da registrare solo un tiro di Gucher fuori bersaglio al 35’ e un destro violento di Mosscardelli dai 30 metri che finisce non distante dal “sette” al 41’.
Il Pontedera ha speso molto: nella ripresa non riesce ad insistere e la sfida cala notevolmente di tono. Il Pisa, imbottito di cambi, è pericoloso al 23’ con un colpo di testa di Masucci sul quale Izzillo non arriva alla deviazione vincente, e si arriva così al 94’ quando la gara sembra prendere improvvisamente una piega a tinte nerazzurre. Buschiazzo entra di gran carriera in area e Borri resta ingenuamente col piede alzato: calcio di rigore. Maretta fra i nerazzurri perché lo stesso Buschiazzo vorrebbe battere ma su dischetto va Pesenti, che calcia sulla sinistra, molto sulla sinistra, troppo sulla sinistra. Palla fuori, Biggeri aveva intuito la traiettoria: chissà se ci sarebbe arrivato. E così i granata possono ricevere il meritato applauso del proprio pubblico, non numeroso ma calorosissimo. —
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