«Io sono quello che si riconosceva dalla maglia sudata»
la letteraUn lunghissimo messaggio su facebook, quello di Andrea Lisuzzo, che ripercorre tutta la sua carriera calcistica. Con un capitolo finale dedicato alla sua esperienza pisana che continuerà...
la lettera
Un lunghissimo messaggio su facebook, quello di Andrea Lisuzzo, che ripercorre tutta la sua carriera calcistica. Con un capitolo finale dedicato alla sua esperienza pisana che continuerà come tecnico delle giovanili: ecco alcuni dei passi più significativi.
«Pisa per me oggi è più di una squadra, Pisa per me è più di una città, Pisa per me è più di una annata calcistica, Pisa per me è più di una torre, Pisa per me è uno shaker di emozioni, è l’unione tra la bellezza culturale e un popolo di assoluto orgoglio, amante della propria origine, amante dei propri colori. Passione e tenacia sono le caratteristiche che mi hanno conquistato perché in fondo in fondo anche io sono così ... le emozioni le vivo a 360 gradi», spiega.
«Ho giocato 122 partite ufficiali segnando 4 gol, come il mio numero di maglia, ormai tatuato dietro la schiena. Mi chiamano ancora “Il Sindaco” come a Novara … mi rispettano per quello che sono e come sono... vero, sincero, tosto, ma buono».
Scrive ancora Lisuzzo: «A Pisa e nel Pisa sono tutti al loro modo eccezionali. Porto con me i pezzi di tutti quanti e tutti quelli che hanno avuto a che fare con me, sia dentro che fuori il campo ... non giocherò più a calcio, non entrerò più in scivolata, non batterò più la mano sul cuore tre volte prima di entrare in campo, ma la cosa che mi rincuora è che dopo i miei 20 anni di onorata carriera sono sicuro che Andrea Lisuzzo ... il numero 4 ... il ragazzo di Palermo ... quello senza capelli... quello che si riconosceva dalla maglia diversa, perché sempre zuppa e bagnata di sudore già al 10’ del primo tempo ... quello che non smetteva mai di urlare in campo ...quello lì ... avrà un posto nel cassetto dei ricordi di ognuno di voi ... come voi ne avrete uno dentro il mio ... Ringrazio tutti per tutto, adesso è veramente finita, il mio respiro è normale. Buona vita a tutti». —
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