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Pisa

Quando serve la vittoria l’Arena non tradisce mai

Quando serve la vittoria l’Arena non tradisce mai

Ci sono state alcune beffe con 2 risultati a disposizione su 3 (come col Brescello) ma lo stadio casalingo ha trascinato più volte la squadra all’impresa 

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PISA. Il Pisa si aggrappa all’effetto Arena per proseguire nei playoff. Lo stadio Anconetani non ha mai fallito negli ultimi trent’anni (salvo indolori eliminazioni dalla Coppa Italia) quando la vittoria interna era l’unico risultato a disposizione. Pisa – Monza del 2007 e Pisa – Massese dell’anno precedente sono i più fulgidi esempi.

Spesso si ricorda la delusione patita in semifinale nel 2000 affrontando il Brescello. In quel caso però, come in finale di Coppa Italia con lo Spezia nel 2012, i nerazzurri avevano a disposizione due risultati su tre, dopo rispettivamente un 1-1 in Emilia (con il vantaggio della classifica) e l’uno a zero di Tulli allo stadio Picco.

Altro precedente negativo la semifinale di Coppa con il Viareggio di Stefano Cuoghi nel 2013 (0-3), ma fu preceduto da una più larga ed illusoria affermazione in gara uno (1-3 in trasferta). Qualcuno potrebbe tirare in ballo i famigerati match con l’Andria nel 1994 con l’Andria e contro il Brescia nel 2009, ma in entrambi i nerazzurri avevano una via di fuga nel pari, per agguantare almeno uno spareggio-salvezza, come accadde (con poca fortuna) 24 anni fa e come si sarebbe verificato 9 anni or sono, se Zambrella non avesse colpito al tramonto del confronto con le rondinelle.

Ogni preannunciato grido di gioia davanti ad avversarie senza particolari motivazioni si è strozzato puntualmente in gola agli appassionati dei colori nerazzurri. Ben diverso l’esito quando il Pisa e i suoi tifosi hanno indossato l’elmetto, dovendo vincere per sopravvivere. L’ultimo caso negativo è vecchio di 32 anni: nel 1986 lo Sporting Club per rimanere in A doveva battere la Fiorentina nella giornata finale all’Arena Garibaldi e invece venne sconfitto.

QUASI UNO SPAREGGIO SECCO. Il Pisa di fatto è come se esordisse nei playoff ospitando la Viterbese: due anni fa Mannini e soci debuttarono in casa contro la Maceratese avendo, esattamente come ora, l’obbligo della vittoria, assolto in pieno. Due però sono le significative differenze: stavolta l’avversaria (la Viterbese) non avrà il medesimo imperativo e lo Sporting dovrà operare il sorpasso entro i 90’(con i marchigiani ci riuscì).

RIMONTE DA SOGNO. Nell’indimenticabile finale playoff con il Monza il Pisa riuscì a cancellare l’1-0 in campo avverso, esattamente come era avvenuto l’anno prima nei playout con la Massese. Nel match con i brianzoli fu ancora più difficile, perché dopo l’1-0 dei tempi regolamentari ci fu da completare l’opera nei supplementari (con la Viterbese non servirà). Andando più indietro negli anni ricordiamo la finale di Coppa Italia del 2000: l’Avellino prevalse 1-0 fra le mura amiche all’andata, ma fu piegato per 3-0 in un’Arena Garibaldi determinata a non farsi sfuggire il trofeo. Niente da fare invece in semifinale di Coppa con la Juve Stabia nel 2011: solo 1-1 dopo il 2-0 subìto in Campania all’andata, da un Pisa che però aveva la testa alla salvezza, puntualmente ottenuta da Pagliari.

Massimo Berutto

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