Il presidio
«Pisa, occhio al campo: è l’arma in più dei laziali»
L’allenatore della Carrarese, appena eliminata dalla Viterbese, presenta il match: «Nessun altro terreno è così stretto, badate al sodo e non al gioco»
PISA. Mister Silvio Baldini, l’eliminazione della sua Carrarese a Viterbo era evitabile?
«La partita di Viterbo, con loro subito in vantaggio, è la conferma che nel calcio c’è anche una componente di imprevedibilità: possono influire cose come l’arbitraggio, come le condizioni del campo, come lo tipo di campo in cui si gioca… Noi non siamo dei marziani ma sono convinto che se non avessimo giocato a Viterbo ma a Carrara la Viterbese avrebbe patito le pene dell’inferno».
La Viterbese ora affronta il Pisa: quali sono le maggiori insidie per i nerazzurri?
«Il Pisa deve sapere che va a giocare in un campo che in tutta la categoria non si trova. Difficile giocare in un campo così stretto. E in quello spazio ci sono varie situazioni che sono diverse da quando tu giochi in un terreno regolare come per esempio Pisa o Carrara. Lì il campo è molto piccolo e quello che fanno soprattutto è mettere la classica pallonata in avanti e da queste pallonate nascono le punizioni, i calci d’angolo, le occasioni che la Viterbese sa sfruttare meglio. È una partita che devi giocare stando più attento a queste situazioni che non allo sviluppo del gioco. Ripeto: la prima cosa da mettere in evidenza è il terreno di gioco ed eventualmente le sue condizioni, se dovesse piovere perché diventa un altro tipo di partita. Non sottovalutate questo aspetto perché è lì che si gioca la partita».
Non c’è un pronostico segnato.
«Il Pisa ha comunque una squadra con la quale può puntare a fare il risultato pieno già all’andata, l’importante è che conosca le difficoltà che si troverà ad affrontare, le difficoltà e sui contrasti, sui colpi di testa, sui rimbalzi che in questa occasione in questo campo diventano più importanti della geometria e della giocata. O hai giocatori di un altro livello, che però io in questa categoria non ho visto, oppure bisogna stare attenti a questi particolari».
Fra le squadre rimaste ce n’è qualcuna che in questo momento è davvero più forte delle altre?
«Secondo me sono tutte sullo stesso piano. È vero che finché non si arriva in semifinale sono avvantaggiate quelle che possono giocare per il doppio risultato, ma questa è pura matematica, avendo due risultati su tre hai un vantaggio che puoi gestire».
Per lei è più grande la tristezza per l’eliminazione a Viterbo o l’orgoglio per il campionato della Carrarese?
«Io sono contento di quello che hanno fatto i ragazzi, di questa avventura e di quello che abbiamo provato per l’intera stagione: ho provato delle emozioni bellissime con un gruppo di ragazzi che cercavano di portare in campo non solo l’aspetto tattico ma anche l’aspetto umano. Portavano la loro amicizia e la loro solidarietà in campo, nel momento in cui c’era un compagno in difficoltà tutti gli davano una mano. Sono emozioni che come allenatore da tanto tempo non provavo. Quindi al di là della delusione, perché io ero convinto di vincere i play-off, è stata una grande stagione».
A livello personale cosa le lascia questa annata?
«Alla fine di questo campionato se volessi potrei andare ad allenare in serie B, ma le gratificazioni che ho avuto quest’anno allenando vicino casa mia sono più importanti. Venire a Carrara è stata una scelta mia, quello che ho provato qui non l’ho provato in tutta la mia vita. E questa è una cosa che anche la gente di qua sa. La città ha capito quello che abbiamo fatto è l’ultima partita che abbiamo giocato in casa lo ha testimoniato con l’affetto e il grandissimo numero di persone che sono venute a seguirci e la gente che mi ha fermato dopo per ringraziarmi: è una gratificazione che non puoi immaginare. Puoi fare i soldi che vuoi, puoi allenare in che categoria vuoi, ma se non devi queste emozioni non hai fatto niente e non hai realizzato niente».
Cosa pensa delle squadre B? È d’accordo che entrino in gioco oppure no?
«Guarda, non ci ho mai pensato prima, i nostri dirigenti sono politici che sportivi e alla fine conta più la loro visibilità, loro poltrona e nelle altre cose. E allora sono possibili le seconde squadre, le terze squadre... C’è il grosso problema che ci sono moltissimi giocatori stranieri ai quali i grandi club devono trovare una sistemazione e quindi diminuiscono i posti per i vivai e formati dai ragazzi italiani: per i settori giovanili vanno a investire più fuori dall’Italia che dentro, anche in Africa e in Sudamerica… Con le seconde squadre in serie C si toglie la possibilità di mettersi in evidenza anche alle squadre nelle città italiane e ai giocatori italiani. Ma perché non fanno un campionato esterno fra di loro? Mi parlano dei paesi europei ma in Inghilterra c’è il campionato under 23 dove giocano i giovani delle prime squadre. Non hanno bisogno di giocare nella loro Serie C per non devono venire occupare i posti della B e della C. Togliere i posti alle squadre italiane in serie C sostituendole con le seconde squadre di serie A vuol dire anche togliere al cittadino la possibilità di divertirsi ed essere tifoso della squadra della propria città».
Le seconde squadre allora non risolveranno i problemi del calcio italiano?
«I problemi del calcio italiano si possono risolvere con l’onestà e con i controlli della Finanza, non con le seconde squadre. Con l’onestà e con i controlli si metterebbero fuori dal movimento tutti quelli che rubano e il calcio diventerebbe uno sport serio».
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