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Carissimo Pisa, devi crederci fino in fondo

Carissimo Pisa, devi crederci fino in fondo

Viviani: «È presto per rallentare e pensare già agli spareggi» Cuoghi: «Tentarle tutte fino a quando la matematica lo consente»

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PISA. Domani con il Piacenza inizia la parte finale del campionato dei nerazzurri che dopo un punto nelle ultime tre partite sembrano tagliati fuori dalla corsa al primato. Per il Pisa restano comunque otto partite (forse sette se l’Arezzo non porterà a termine il campionato) per cercare almeno di consolidare il terzo posto e magari sperare in qualche passo falso altrui. Abbiamo chiesto a due ex nerazzurri qual è secondo loro la strategia da adottare in questo momento: prepararsi già ai playoff o rischiare il tutto per tutto? Per Mauro Viviani, a Pisa dal 1988 al 1993 con Romeo Anconetani prima come vice e poi come allenatore della prima squadra, i nerazzurri hanno il dovere di crederci anche se non sarà semplice: «Il Pisa ha una rosa importante e non deve mollare. Tutto è ancora possibile, ma Siena e Livorno, oltre al vantaggio di 7 e 6 punti in classifica, devono anche recuperare delle partite e il Pisa dovrà riposare. Tuttavia, penso sia difficile anche tirare i remi in barca così presto e concentrarsi sugli spareggi come fatto dal Como di Tardelli nel 1994, ma era un altro calcio».

Negli eventuali playoff cosa cambia dal punto di vista della tipologia di allenamento? «Difficile dirlo, anche perché con questi playoff allargati in un mese si gioca un nuovo campionato. Saranno decisivi esperienza, pubblico e un po' di fortuna, ma ripeto non è ancora finita». Dopo questi ultimi risultati deludenti qualcuno ha parlato di portare la squadrea in ritiro come ai tempi di Anconetani. Che ne pensa? «Pur avendone fatti tanti non sono del tutto favorevole, anche se va detto che in certi casi è positivo. Forse qualche giocatore mi maledirà (sorride, ndr) però a volte non si rendono conto della fortuna che hanno a fare questo lavoro e quindi qualche rinuncia ogni tanto non fa male se serve al bene della squadra».

Con lui in quegli anni c'era anche Stefano Cuoghi, che a Pisa ha vinto da giocatore due campionati di B e una Mitropa Cup, e da allenatore nell'anno della rinascita in D. Attualmente Cuoghi è opinionista di 50 Canale e segue da vicino la squadra nerazzurra: «Per carattere sono uno che non molla fino alla fine e credo che il Pisa ha il dovere di crederci e tentarle tutte fino a quando la matematica lo consente». Guai a mollare, quindi: «Se il Pisa non riuscirà a vincere il campionato è comunque importante fare tanti punti e arrivare più in alto possibile per avere dei vantaggi nella corsa playoff. In quel caso bisogna vedere quanto tempo stai fermo e in quel momento devi lavorare sodo per restare in condizione e avere una velocità massimale. Diventa decisivo recuperare i giocatori meno in forma e gli infortunati». Il mercato di gennaio per ora non ha fatto la differenza... «Penso che alcuni acquisti sono stati fatti per puntare al primo posto e quindi la società non può essere del tutto contenta. Su Lisi è stato fatto un investimento importante, visto che la società ha voluto anticipare il suo arrivo, e con l'Alessandria ha fatto bene come lo stesso Ferrante». Da Pazienza si aspettava qualcosa in più? «Bisogna vedere quali erano le aspettative della società, se il primo posto oppure centrare una buona posizione in classifica. Non mi tiro indietro, ma per dare un giudizio personale dovrei vederlo allenare dal vivo». Ma quando le cose non vanno il demerito è un po' di tutti: «Adesso non bisogna trovare colpevoli ma soluzioni». Sui ritiri Cuoghi è decisamente contrario: «Non la ritengo una soluzione giusta o utile per dare una svolta. Credo che la società in questo caso abbia fatto bene a continuare su questa linea, lasciando lavorare Pazienza e la squadra con serenità. Per esperienza personale non credo che il ritiro sia determinante. Per qualcuno può essere anche dannoso stare sempre a contatto con i compagni, rischi di non staccare mai».

Andrea Chiavacci

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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