Italia
Derby, Pecini (Livorno) «L’Arena non è sicura»
PISA. Il campo neutro è stata una provocazione per provare a smuovere la situazione e risolvere il problema. Ma in realtà, anche il dirigente del Livorno Nicola Pecini sa bene che quell’ipotesi è...
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PISA. Il campo neutro è stata una provocazione per provare a smuovere la situazione e risolvere il problema. Ma in realtà, anche il dirigente del Livorno Nicola Pecini sa bene che quell’ipotesi è irrealizzabile. «Tutti noi – ha spiegato – speriamo che il derby si disputi in uno stadio pieno di tifosi. Ma non è certo colpa del Livorno se a Pisa non hanno fatto le prove antisismiche e manca la piena agibilità dell’Arena Garibaldi. Noi lo stadio in grado di accogliere i tifosi ospiti ce lo abbiamo, il problema è loro. E siccome non sembra sia possibile disputare il derby con i tifosi nella location giusta, per garantire la presenza di più spettatori possibile, una soluzione poteva essere quella di cambiare stadio. Sempre meglio che far giocare questa partita tra pochi intimi. Anche se mi rendo conto che il campo neutro sia stata una proposta provocatoria per smuovere le acque».
Sono tre le priorità che in questi casi vengono considerate. La prima è la sicurezza, la seconda è l’incasso e la terza è la spettacolarità, cercando di far assistere all’evento il numero più alto di spettatori. Ecco perché il terzo punto si collega al secondo. «Il punto 1 è quello che salta – continua Pecini – perché il loro stadio non è in grado di garantire la sicurezza. A Pisa tutte le domeniche la gente resta fuori perché non possono vendere altri biglietti. Il genio civile ha dichiarato l’impianto non a norma dal punto di vista antisismico. Anche il Picchi non è certo messo bene, ma qui qualche investimento per garantire l’agibilità e la sicurezza ai tifosi è stato fatto. Lì neanche quello, nell’ottica futura di realizzare il nuovo stadio. E ora si trovano con le mani legate. Per questo motivo, non potendo avere più di 400 biglietti (che sono un quarto di quelli che il Livorno ha richiesto, ndr), avevo buttato lì l’ipotesi del campo neutro. Ma anche al ritorno saremmo dovuti andare a giocare da un’altra parte. E questo non ci sarebbe comunque andato bene, perché noi l’impianto lo abbiamo a norma, sono loro che devono trovare una soluzione adeguata». Tutto, insomma, è rinviato alla riunione definitiva del 15 novembre, dove il Ministero dell’Interno dovrà prendere una decisione.
Nicolò Cecioni
Sono tre le priorità che in questi casi vengono considerate. La prima è la sicurezza, la seconda è l’incasso e la terza è la spettacolarità, cercando di far assistere all’evento il numero più alto di spettatori. Ecco perché il terzo punto si collega al secondo. «Il punto 1 è quello che salta – continua Pecini – perché il loro stadio non è in grado di garantire la sicurezza. A Pisa tutte le domeniche la gente resta fuori perché non possono vendere altri biglietti. Il genio civile ha dichiarato l’impianto non a norma dal punto di vista antisismico. Anche il Picchi non è certo messo bene, ma qui qualche investimento per garantire l’agibilità e la sicurezza ai tifosi è stato fatto. Lì neanche quello, nell’ottica futura di realizzare il nuovo stadio. E ora si trovano con le mani legate. Per questo motivo, non potendo avere più di 400 biglietti (che sono un quarto di quelli che il Livorno ha richiesto, ndr), avevo buttato lì l’ipotesi del campo neutro. Ma anche al ritorno saremmo dovuti andare a giocare da un’altra parte. E questo non ci sarebbe comunque andato bene, perché noi l’impianto lo abbiamo a norma, sono loro che devono trovare una soluzione adeguata». Tutto, insomma, è rinviato alla riunione definitiva del 15 novembre, dove il Ministero dell’Interno dovrà prendere una decisione.
Nicolò Cecioni
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