Il Tirreno

Pisa

Giancarlo Parra si alza sui pedali a ottant’anni

di ANTONIO SCUGLIA
Giancarlo Parra si alza sui pedali a ottant’anni

Una lunga e brillante carriera da ciclista e la passione non viene scalfita dal tempo

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Ottanta candeline appena spente: un appuntamento importante, quello di Giancarlo Parra, condiviso domenica a Migliarino insieme a una trentina di invitati, molti dei quali ciclisti o ex ciclisti come lui. Nell'ambiente delle due ruote, Parra è “il Parigino”, soprannome che si è meritato per l'eleganza della sua pedalata.

Ottanta sono gli anni festeggiati, lo stesso numero delle corse vinte in volata nel corso di una lunga carriera, mentre quattro le vinse a braccia alzate, dunque per distacco: «Ma verso la fine – afferma con fierezza – mi sono anche riscoperto in altre specialità, vincendo quattro cronoscalate. Tardi, naturalmente, perché a fare le volate si dura molta meno fatica che ad arrampicarsi». Giancarlo Parra, sposato con la signora Luserna, ha due figli dal temperamento artistico: Gioni Davide, pittore e scultore, e Federico, barista ma anche scrittore di poesie, che gli hanno regalato due nipotine. Classe 1937, ha vinto tantissimo, dalle categorie giovanili sino ai veterani, ma non è mai diventato professionista: perché? «All'epoca c'era tanta fame – ricorda –. Il passaggio al professionismo me lo propose Girardengo, con una paga di 37mila lire al mese più gli eventuali premi. Ma avevo la possibilità di lavorare alla Saint Gobain come specializzato al forno, erano 96mila lire e un lavoro sicuro. La scelta quindi era obbligata...».

Parra però non smise di correre, anzi continuò sino ai 42 anni: «Ultima gara – ricorda – fu la vittoria nel Giro di Toscana a tappe».

E dopo il ciclismo? «Mi sono dato all'ippica – ride –. Nel vero senso della parola. Smisi di correre quando mi resi conto che i primi posti cominciavano a diventare secondi o terzi posti. Comprai dei cavalli e li allenai, con buoni esiti visto che ho totalizzato un centinaio di vittorie a San Rossore, a Livorno, a Firenze e altrove; fra queste, quattro Tris». Intanto ovviamente continuava a lavorare: anche da venditore di auto, e come secondo lavoro «mettevo nei bar i biliardi, i juke box e così via. Mi sono sempre dato da fare».

E anche dopo la pensione il ciclismo è rimasto una costante della sua vita: «Non sono più i miei tempi, quando le strade si riempivano sempre per vederci correre. Non ci sono più i Van Steenbergen, i Coppi, i Bartali per i quali tifavo da ragazzo, ma il ciclismo mi piace sempre». Con una passione per colleghi attuali come Nibali e un grande rimpianto per Pantani, «distrutto da altri e non da se stesso», dice. Non solo in qualità di dirigente (è presidente onorario del Gs Madonna dell'Acqua, proprio dove iniziò alla tenera età di tredici anni) ma anche come pedalatore attivo: «Mi alleno anche ora: faccio 50-60 chilometri ogni due giorni, anche con qualche salita per tenermi in forma».

L'anno scorso Parra ha ricevuto un importante riconoscimento dal Comune di Vecchiano: il sindaco Angori e il suo predecessore Lunardi gli consegnarono una targa ricordo insieme all'assessore Sermonti. Per Giancarlo Parra anche oggi il ciclismo non è solo un hobby ma un'attività da prendere molto sul serio, anche a beneficio delle nuove generazioni. Lo testimonia la sua società, il Gs Madonna dell'Acqua, con un intervento molto significativo all'apertura di una recente stagione agonistica. «Sempre presente in consiglio sin dalla costituzione del gruppo sportivo – scriveva Alfio Pellegrini – anche quest'anno ha voluto testimoniare la sua passione presentandosi, ieri ed oggi, alla partenza dei suoi iscritti. Il messaggio che ha voluto lanciare agli amatori è quello di essere non solo dei soci che raramente partecipano alla vita associativa ma soci presenti che partecipano all'attività vera e propria. Con la sua presenza, anche se a qualcuno può essere sembrato burbero e intollerante, ha sottolineato il senso di appartenenza ad una speciale aggregazione di persone accomunate dalla passione per il ciclismo. Sicuramente Giancarlo ha in sé il temperamento del campione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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