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«Né rancore né rivincita ma per 90’ sarà guerra»
Giancarlo Favarin, nuovo allenatore del Gavorrano: dobbiamo cercare di subire prima possibile il ritmo del Pisa, non possiamo sbagliare niente
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PISA. «Un granellino di sabbia nella promozione di due anni fa l’ho messo anch’io. Contro il Pisa nessun rancore e nessuna rivincita, ma domenica per 90 minuti saremo avversari e sono pronto a dare battaglia».
Giancarlo Favarin ancora una volta incrocia il suo destino con quello del Pisa, dopo aver allenato la squadra nerazzurra per poco più di un mese durante l’estate 2015. Favarin riparte da una sfida difficile ma non impossibile: salvare il Gavorrano ancora ultimo a zero punti. Che sfida è questa per lei? «Sono caduto e mi sono rialzato tante volte. A inizio stagione avevo avuto approcci con altre società ma poi non se ne è fatto niente. Il Gavorrano mi ha convinto perché rispetto ad altri mi hanno cercato e voluto senza grosse esitazioni. Al di là della situazione difficile in classifica ho trovato una società seria che è convinta di poter mantenere la categoria; se non in maniera diretta anche tramite i playout. Il campionato è lungo e per prima cosa dobbiamo ridare entusiasmo al gruppo».
Servirà un intervento immediato sul mercato?
«Le sette sconfitte sono la dimostrazione che bisogna lavorare sodo. In settimana è arrivato un giocatore navigato come Vitiello ma cercheremo di fare altre operazioni per portare maggiore esperienza, poi a gennaio dovremo fare delle valutazioni più ampie».
Il primo reparto da “curare” è la difesa, visti i 21 gol subiti?
«Ho visto e studiato le partite precedenti. Ci sono tanti errori individuali dovuti anche all’inesperienza. Sto lavorando per dare sicurezza al reparto e togliere un po’ di paura. Mi sembra che le cose in settimana stanno andando un po’ meglio. Vedo maggiore convinzione anche se in pochi giorni di lavoro nessuno può avere la bacchetta magica».
Questa contro il Pisa sarà la prima partita che prepara con la settimana piena?
«Sono ancora dentro a un frullatore. Sono arrivato venerdì scorso e subito sono andato in campo contro l’Arzachena il giorno dopo. La partita di Pisa casca nel momento sbagliato. La stiamo però preparando bene per cercare di subire il meno possibile i loro ritmi. Non dobbiamo sbagliare niente e stare sempre sul pezzo».
Che impressione le ha fatto finora il Pisa?
«Il Pisa l’ho visto domenica nella partita di Lucca ma lo avevo già seguito. È la squadra della mia città e sono sinceramente contento che Gautieri è riuscito subito a riprendersi dopo le prime tre partite. Non era facile per lui far bene dopo l’esperienza difficile alla Ternana ma è un allenatore preparato e sta facendo bene. Anche a Lucca ho visto una squadra in crescita e con grande qualità. Sono forti in difesa e a centrocampo, però finora hanno un po’ di difficoltà a far gol. Il Pisa sarà protagonista fino in fondo e si giocherà la promozione con le altre big del girone».
Torniamo all’esperienza di due anni fa. Che momento è stato?
«Avevo accettato la chiamata del Pisa con grande entusiasmo. Sapevo che la situazione era difficile, nonostante questo nel ritiro di Bientina avevo uno staff eccezionale che è riuscito a farmi lavorare bene in quel contesto. La società era in vendita ma siamo riusciti a creare un buon gruppo e siamo riusciti a far crescere dei giovani come ad esempio Peralta, soprattutto grazie alla voglia e alla serietà di alcuni senatori. Su tutti Andrea Lisuzzo e Arma che avevo quasi convinto a restare. Ogni giorno però poteva succedere qualcosa e tanti volevano partire. In Coppa Italia dopo il 4-0 al Sestri Levante abbiamo perso di misura a Salerno e anche nelle amichevoli ci stavamo comportando bene.Poi cosa è successo lo sanno tutti. Il passaggio di società ha cambiato tutti gli scenari. Malgrado le rassicurazioni e le parole di stima di Lucchesi mi aspettavo l’esonero. Del resto era entrata una società nuova con ambizioni diverse e che intervenne in maniera importante negli ultimi giorni di mercato».
Sente un po’ sua quella promozione?
«I meriti sono tutti di Gattuso. Lui ha allenato la squadra in campionato. Diciamo che un granellino di sabbia ce l’ho messo anch’io in quel mese a Bientina».
È rimasto più deluso per l’esonero di Pisa o per quello di Venezia?
«A Venezia non me lo aspettavo. Dopo Pisa sono tornato a Venezia e ho vinto un altro campionato di D. Con il diggì Perinetti stavamo già costruendo la squadra per puntare alla promozione in B. Avevo grandi motivazioni poi la proprietà americana ha scelto Pippo Inzaghi. Io non sono bello come lui (Favarin sorride per sdrammatizzare, ndr) e anche a livello mediatico non rendo alla stessa maniera. A volte non basta vincere i campionati».
Nessuna rivincita o vendetta contro il Pisa?
«Nessun rancore o rivincita, ma domenica penserò solo al Gavorrano. Per 90 minuti farò la “guerra” al Pisa come a tutte le avversarie che affronteremo. Sono un professionista e devo pensare a far punti con la mia squadra». (a.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Giancarlo Favarin ancora una volta incrocia il suo destino con quello del Pisa, dopo aver allenato la squadra nerazzurra per poco più di un mese durante l’estate 2015. Favarin riparte da una sfida difficile ma non impossibile: salvare il Gavorrano ancora ultimo a zero punti. Che sfida è questa per lei? «Sono caduto e mi sono rialzato tante volte. A inizio stagione avevo avuto approcci con altre società ma poi non se ne è fatto niente. Il Gavorrano mi ha convinto perché rispetto ad altri mi hanno cercato e voluto senza grosse esitazioni. Al di là della situazione difficile in classifica ho trovato una società seria che è convinta di poter mantenere la categoria; se non in maniera diretta anche tramite i playout. Il campionato è lungo e per prima cosa dobbiamo ridare entusiasmo al gruppo».
Servirà un intervento immediato sul mercato?
«Le sette sconfitte sono la dimostrazione che bisogna lavorare sodo. In settimana è arrivato un giocatore navigato come Vitiello ma cercheremo di fare altre operazioni per portare maggiore esperienza, poi a gennaio dovremo fare delle valutazioni più ampie».
Il primo reparto da “curare” è la difesa, visti i 21 gol subiti?
«Ho visto e studiato le partite precedenti. Ci sono tanti errori individuali dovuti anche all’inesperienza. Sto lavorando per dare sicurezza al reparto e togliere un po’ di paura. Mi sembra che le cose in settimana stanno andando un po’ meglio. Vedo maggiore convinzione anche se in pochi giorni di lavoro nessuno può avere la bacchetta magica».
Questa contro il Pisa sarà la prima partita che prepara con la settimana piena?
«Sono ancora dentro a un frullatore. Sono arrivato venerdì scorso e subito sono andato in campo contro l’Arzachena il giorno dopo. La partita di Pisa casca nel momento sbagliato. La stiamo però preparando bene per cercare di subire il meno possibile i loro ritmi. Non dobbiamo sbagliare niente e stare sempre sul pezzo».
Che impressione le ha fatto finora il Pisa?
«Il Pisa l’ho visto domenica nella partita di Lucca ma lo avevo già seguito. È la squadra della mia città e sono sinceramente contento che Gautieri è riuscito subito a riprendersi dopo le prime tre partite. Non era facile per lui far bene dopo l’esperienza difficile alla Ternana ma è un allenatore preparato e sta facendo bene. Anche a Lucca ho visto una squadra in crescita e con grande qualità. Sono forti in difesa e a centrocampo, però finora hanno un po’ di difficoltà a far gol. Il Pisa sarà protagonista fino in fondo e si giocherà la promozione con le altre big del girone».
Torniamo all’esperienza di due anni fa. Che momento è stato?
«Avevo accettato la chiamata del Pisa con grande entusiasmo. Sapevo che la situazione era difficile, nonostante questo nel ritiro di Bientina avevo uno staff eccezionale che è riuscito a farmi lavorare bene in quel contesto. La società era in vendita ma siamo riusciti a creare un buon gruppo e siamo riusciti a far crescere dei giovani come ad esempio Peralta, soprattutto grazie alla voglia e alla serietà di alcuni senatori. Su tutti Andrea Lisuzzo e Arma che avevo quasi convinto a restare. Ogni giorno però poteva succedere qualcosa e tanti volevano partire. In Coppa Italia dopo il 4-0 al Sestri Levante abbiamo perso di misura a Salerno e anche nelle amichevoli ci stavamo comportando bene.Poi cosa è successo lo sanno tutti. Il passaggio di società ha cambiato tutti gli scenari. Malgrado le rassicurazioni e le parole di stima di Lucchesi mi aspettavo l’esonero. Del resto era entrata una società nuova con ambizioni diverse e che intervenne in maniera importante negli ultimi giorni di mercato».
Sente un po’ sua quella promozione?
«I meriti sono tutti di Gattuso. Lui ha allenato la squadra in campionato. Diciamo che un granellino di sabbia ce l’ho messo anch’io in quel mese a Bientina».
È rimasto più deluso per l’esonero di Pisa o per quello di Venezia?
«A Venezia non me lo aspettavo. Dopo Pisa sono tornato a Venezia e ho vinto un altro campionato di D. Con il diggì Perinetti stavamo già costruendo la squadra per puntare alla promozione in B. Avevo grandi motivazioni poi la proprietà americana ha scelto Pippo Inzaghi. Io non sono bello come lui (Favarin sorride per sdrammatizzare, ndr) e anche a livello mediatico non rendo alla stessa maniera. A volte non basta vincere i campionati».
Nessuna rivincita o vendetta contro il Pisa?
«Nessun rancore o rivincita, ma domenica penserò solo al Gavorrano. Per 90 minuti farò la “guerra” al Pisa come a tutte le avversarie che affronteremo. Sono un professionista e devo pensare a far punti con la mia squadra». (a.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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