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l’intervista 

Camporese in A con il Benevento «Pisa, la società è fondamentale»

Camporese in A con il Benevento «Pisa, la società è fondamentale»

PISA. Talvolta dopo la pioggia c’è l’arcobaleno. È questa un po’ la storia del pisano Michele Camporese che dopo esser stato una promessa ai tempi della Fiorentina non era riuscito a confermarsi ad...

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PISA. Talvolta dopo la pioggia c’è l’arcobaleno. È questa un po’ la storia del pisano Michele Camporese che dopo esser stato una promessa ai tempi della Fiorentina non era riuscito a confermarsi ad alti livelli. Camporese ha solo 25 anni ma con il Benevento era già a un bivio. Una scommessa vinta a livello personale e una serie A conquistata con merito, dopo che nell’estate scorsa il suo nome era stato accostato al Pisa. Il ragazzo cresciuto nella Marinese ci racconta questo suo momento felice.

Michele, una promozione bella e forse un po’ inattesa alla vigilia?

«Noi e la Spal eravamo neo promossi come il Pisa. L’obiettivo era quello di far bene e salvarsi senza grossi patemi. Siamo sempre stati in zona playoff e, a parte un calo fisiologico di un paio di mesi in inverno, siamo sempre stati continui. Ai playoff siamo arrivati con un’ottima condizione fisica e lo abbiamo dimostrato. È una promozione meritata».

Un grande soddisfazione dopo qualche boccone amaro a livello personale?

«A Empoli ero in Serie A ma avevo giocato poco (appena due presenze) e quindi cercavo un club che credeva in me. Il Benevento mi ha voluto subito grazie a mister Marco Baroni che conoscevo già dai tempi della Fiorentina Primavera. Sono arrivato con grande entusiasmo e ho accettato subito di firmare un triennale».

Le cose però non erano iniziate bene?

«A causa di un infortunio in avvio di stagione sono rimasto un po’ chiuso anche quando mi ero ripreso, visto che chi mi aveva sostituito stava facendo bene. Ho atteso il mio momento, poi dopo esser subentrato a Cesena non sono più uscito e alla fine ho giocato una trentina di partite. Sono davvero molto contento, per la promozione e per aver finalmente potuto dimostrare il mio valore giocando con continuità».

La scorsa estate era stato accostato anche al Pisa. Cosa c’era di vero?

«Praticamente niente. Era normale che ci fosse questo accostamento, dopo la promozione del Pisa in B e una stagione da parte mia deludente a Empoli. Pisa poi con la situazione societaria di un anno fa era un punto di domanda e in quel momento avevo bisogno di un club che mi garantisse una stabilità economica».

Da pisano vorresti vestire la maglia del Pisa?

«Sono tifoso nerazzurro e voglio bene al Pisa. Ero in Curva Nord per Pisa-Foggia a fare il tifo con i miei amici. Però giocare a Pisa è anche una grossa responsabilità per un pisano e non è detto che puoi diventare il profeta in patria; vedi l’esperienza di Alessandro Birindelli che oltretutto veniva a Pisa per chiudere una grande carriera».

A Benevento ci sono Ceravolo e Buzzegoli due ex nerazzurri, come ti sei trovato con loro?

«Molto bene. Sono entrambi molto legati al Pisa. Ceravolo ricorda sempre i suoi gol ai playoff, ma anche Buba è stato molto bene nei suoi tre anni passati nella nostra città. Buzzegoli per me è come un fratello. Vi dico solo che poche settimane fa ha fatto il padrino alla mia cresima. Con lui e Cragno abbiamo fatto un bel gruppetto di toscani, ma in tutta la squadra c’è grande armonia».

Ti aspettavi la retrocessione dei nerazzurri in Serie C?

«Dopo il girone d’andata pensavo che la squadra poteva riuscire nell’impresa. Segnavano poco ma era anche difficilissimo fargli gol. Gattuso riusciva a tenerli bene in campo. Al ritorno hanno iniziato a subire un po’ troppo e soprattutto in casa non sono riusciti a cambiare passo».

Adesso però con la nuova proprietà Pisa può tornare a sognare?

«È fondamentale per il Pisa aver trovato una società con stabilità economica e dei progetti. La programmazione è fondamentale: Benevento è un esempio molto positivo».

Andrea Chiavacci

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