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«Passo indietro? Qui è tutto perfetto»
Le prime parole di Rino Gattuso da allenatore della Primavera del Milan
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PISA. Il Milan ai milanisti. Questo, più di tutti, era il motto del Milan targato Berlusconi. E i nuovi proprietari cinesi sembrano voler continuare sulla stessa linea: Rino Gattuso è infatti il nuovo allenatore della Primavera rossonera al posto di Stefano Nava. L’ex mister del Pisa ha quindi scelto di sposare il progetto rossonero e tornare a Milanello in qualità di tecnico della Primavera.
«Tre settimane fa, alla prima chiamata del Milan – ha detto Gattuso – avevo già parlato con altre squadre. Ci siamo trovati subito, Mirabelli sembrava Baresi perché mi marcava a uomo. È stato bravo, anche se venivo da anni difficili in piazze complicate. Se oggi sono qua, i meriti sono di Fassone e Mirabelli. Contento ed orgoglioso di essere tornato a casa. In 13 anni ho vissuto tantissimi momenti, adesso me ne aspetta uno difficile. Dovrò trasferire ai ragazzi il dna Milan, cosa significhi indossare questa maglia. Voglio solo allenare i giovani, penso solo a questo. Poi penserò al mio percorso».
Le prime sensazioni sul ritorno: «Sia da calciatore che da allenatore io vivo le responsabilità. Ovviamente sono molto contento, ma sono già un martello pneumatico, stresso già tutti. Ho visto gli Allievi, studiato i ragazzi della Primavera. Ci tengo a fare questo lavoro al meglio. Da parte mia ho il dovere di dare alla società un prodotto già finito».
Ma per Gattuso è un passo indietro andare ad allenare una Primavera? «Mi volevano 10 squadre, quindi non penso proprio lo sia. Negli ultimi anni non ho mai avuto le condizioni per lavorare, qui invece è tutto perfetto. Non è un passo indietro, basta vedere semplicemente le strutture a mia disposizione. Questi anni mi serviranno per completarmi».
Numerose le telefonate ricevute da ex compagni. «Qualcuno mi ha detto che sono scemo, altri mi hanno fatto i complimenti. Ma io non sono un calcolatore, io voglio provare emozioni e vivo alla giornata. Però non voglio fare nomi sui miei ex compagni».
Gli esempi della prima squadra: «Ce ne sono tanti che indicherò ai miei ragazzi come esempi da seguire. Ho avuto la fortuna di giocare con Maldini, Costacurta e Albertini, punti di riferimento assoluti. Sono stati la fortuna del Milan per tanti anni. Bisogna saper tramandare questo spirito». Sulla differenza tra giovani e professionisti: «Io ho sempre fatto giocare i giovani, in tutte le mie squadre».
Infine, ecco cosa mister Gennaro Gattuso non vorrà vedere nel suo spogliatoio: «La superficialità. I miei ragazzi dovranno capire che fare questo sport è un privilegio. Non mi piace gente che cazzeggia, si lavora in modo serio e concreto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Tre settimane fa, alla prima chiamata del Milan – ha detto Gattuso – avevo già parlato con altre squadre. Ci siamo trovati subito, Mirabelli sembrava Baresi perché mi marcava a uomo. È stato bravo, anche se venivo da anni difficili in piazze complicate. Se oggi sono qua, i meriti sono di Fassone e Mirabelli. Contento ed orgoglioso di essere tornato a casa. In 13 anni ho vissuto tantissimi momenti, adesso me ne aspetta uno difficile. Dovrò trasferire ai ragazzi il dna Milan, cosa significhi indossare questa maglia. Voglio solo allenare i giovani, penso solo a questo. Poi penserò al mio percorso».
Le prime sensazioni sul ritorno: «Sia da calciatore che da allenatore io vivo le responsabilità. Ovviamente sono molto contento, ma sono già un martello pneumatico, stresso già tutti. Ho visto gli Allievi, studiato i ragazzi della Primavera. Ci tengo a fare questo lavoro al meglio. Da parte mia ho il dovere di dare alla società un prodotto già finito».
Ma per Gattuso è un passo indietro andare ad allenare una Primavera? «Mi volevano 10 squadre, quindi non penso proprio lo sia. Negli ultimi anni non ho mai avuto le condizioni per lavorare, qui invece è tutto perfetto. Non è un passo indietro, basta vedere semplicemente le strutture a mia disposizione. Questi anni mi serviranno per completarmi».
Numerose le telefonate ricevute da ex compagni. «Qualcuno mi ha detto che sono scemo, altri mi hanno fatto i complimenti. Ma io non sono un calcolatore, io voglio provare emozioni e vivo alla giornata. Però non voglio fare nomi sui miei ex compagni».
Gli esempi della prima squadra: «Ce ne sono tanti che indicherò ai miei ragazzi come esempi da seguire. Ho avuto la fortuna di giocare con Maldini, Costacurta e Albertini, punti di riferimento assoluti. Sono stati la fortuna del Milan per tanti anni. Bisogna saper tramandare questo spirito». Sulla differenza tra giovani e professionisti: «Io ho sempre fatto giocare i giovani, in tutte le mie squadre».
Infine, ecco cosa mister Gennaro Gattuso non vorrà vedere nel suo spogliatoio: «La superficialità. I miei ragazzi dovranno capire che fare questo sport è un privilegio. Non mi piace gente che cazzeggia, si lavora in modo serio e concreto».
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