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Gattuso: vado via da Pisa più maturo e diverso da prima
Ringhio nuovo allenatore della Primavera del Milan Tre settimane fa la chiamata, poi gli incontri decisivi
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PISA. Due anni di passione, vittorie – nessuno può dimenticare i playoff dello scorso anno e la B conquistata a Foggia – ma anche sconfitte e la chiusura con l’amara retrocessione in Lega Pro che segna la fine del rapporto con la nuova proprietà.
Gennaro Gattuso aveva bisogno di ritrovare un ambiente familiare come quello che aveva costruito con i tifosi nerazzurri e quindi ha deciso di tornare a casa, al Milan. Allenerà la primavera rossonera prendendo il posto di Stefano Nava. Una scelta che ha sorpreso un po’ tutti e maturata nelle ultime settimane, quando ormai il destino del Pisa era già segnato e Ringhio aveva fatto capire di non voler scendere al piano di sotto e il feeling con i Corrado non era certo solido come all’inizio della loro avventura a Pisa. Gattuso in una lunga intervista a Mediaset Premium ha spiegato i perché di questo ritorno al Milan: «Sono molto soddisfatto di esser tornato a Milano. Quando mi è stato proposto all’inizio ci ho pensato, e poi ho parlato con Mirabelli e Fassone. Tre settimane fa ho ricevuto una chiamata da Mirabelli, me l’ha buttata là. Mi ha messo in difficoltà perché non me l’aspettavo, ci siamo incontrati diverse volte e alla fine ho deciso di accettare».
Gattuso spiega che per lui non è un ridimensionamento: «Non si tratta di un passo indietro, secondo me è la scelta giusta. Torno in una società gloriosa che vuole di nuovo ritornare grande. Parlerò anche con Montella ma non voglio invadere il campo di altri e penserò a curare il mio orticello che è quello della primavera. Ovvio che un confronto con la prima squadra deve esserci anche per adeguarsi al gioco di un allenatore giovane ma già molto preparato. Spero di riuscire a trasmettere ai ragazzi senso di appartenenza e farli migliorare».
Gattuso spiega che non è una scelta dettata solo dagli affetti personali: «La famiglia è importante ma per prima cosa mi ha convinto la proposta di poter allenare la Primavera, mi sono gasato».
Proprio a Pisa Gattuso ha cambiato idea sui più giovani: «In questi due anni a Pisa di ragazzi ne abbiamo fatti crescere tanti, su tutti Birindelli, Peralta, Del Fabro e Cardelli. Pensavo di non essere fatto per allenarli ma con queste esperienze mi sono convinto che si possono far crescere i giovani, bisogna stare molto attenti alle parole ma mi sono dovuto ricredere su quello che pensavo».
Gattuso ritorna sui percorsi scelti negli ultimi anni: «Vengo da tre stagioni un po’ complicate, sia l’Ofi Creta che il Pisa non erano il massimo a livello societario, ma adesso sono molto più sicuro. Dopo Pisa ho molta più conoscenza, ne esco più maturo, con una mentalità completamente diversa».
Già sul Corriere della Sera di ieri Gattuso era tornato sul suo rapporto con Pisa: «Sono stati due anni di lavoro intenso. Nel campionato scorso è stato compiuto un piccolo miracolo sportivo con la promozione in B. Nell’ultima stagione ho lavorato in condizioni assurde ma devo ringraziare la città e i tifosi che ci sono stati vicini. I risultati vanno di pari passo con una società forte alle spalle». Chiaro il richiamo a quanto accaduto nella prima parte di stagione con la gestione Petroni, nessun accenno invece agli ultimi mesi dove tutti avevano sperato in un finale diverso.
A una settimana dagli applausi al termine di Pisa-Benevento (malgrado lo 0-3 finale) si chiudono quindi in maniera definitiva due anni che hanno comunque segnato la storia recente dei nerazzurri. Dallo scetticismo iniziale fino al ruolo indiscusso di leader della piazza quando la passata gestione era del tutto assente. Un allenatore amato ma che comunque ha anche diviso, non tanto sul lato umano ma su quello tecnico. Gattuso e il Pisa voltano pagina. La società sta già facendo i suoi passi e rilanciando progetti ambiziosi anche per quanto concerne il campo. Senza mezzi termini l’obiettivo è il ritorno in B. La chiave sta anche nella scelta del successore di Gattuso, che non dovrà essere oggetto di paragoni inutili, il quale avrà tutto il tempo per costruire la squadra del riscatto.
Andrea Chiavacci
Gennaro Gattuso aveva bisogno di ritrovare un ambiente familiare come quello che aveva costruito con i tifosi nerazzurri e quindi ha deciso di tornare a casa, al Milan. Allenerà la primavera rossonera prendendo il posto di Stefano Nava. Una scelta che ha sorpreso un po’ tutti e maturata nelle ultime settimane, quando ormai il destino del Pisa era già segnato e Ringhio aveva fatto capire di non voler scendere al piano di sotto e il feeling con i Corrado non era certo solido come all’inizio della loro avventura a Pisa. Gattuso in una lunga intervista a Mediaset Premium ha spiegato i perché di questo ritorno al Milan: «Sono molto soddisfatto di esser tornato a Milano. Quando mi è stato proposto all’inizio ci ho pensato, e poi ho parlato con Mirabelli e Fassone. Tre settimane fa ho ricevuto una chiamata da Mirabelli, me l’ha buttata là. Mi ha messo in difficoltà perché non me l’aspettavo, ci siamo incontrati diverse volte e alla fine ho deciso di accettare».
Gattuso spiega che per lui non è un ridimensionamento: «Non si tratta di un passo indietro, secondo me è la scelta giusta. Torno in una società gloriosa che vuole di nuovo ritornare grande. Parlerò anche con Montella ma non voglio invadere il campo di altri e penserò a curare il mio orticello che è quello della primavera. Ovvio che un confronto con la prima squadra deve esserci anche per adeguarsi al gioco di un allenatore giovane ma già molto preparato. Spero di riuscire a trasmettere ai ragazzi senso di appartenenza e farli migliorare».
Gattuso spiega che non è una scelta dettata solo dagli affetti personali: «La famiglia è importante ma per prima cosa mi ha convinto la proposta di poter allenare la Primavera, mi sono gasato».
Proprio a Pisa Gattuso ha cambiato idea sui più giovani: «In questi due anni a Pisa di ragazzi ne abbiamo fatti crescere tanti, su tutti Birindelli, Peralta, Del Fabro e Cardelli. Pensavo di non essere fatto per allenarli ma con queste esperienze mi sono convinto che si possono far crescere i giovani, bisogna stare molto attenti alle parole ma mi sono dovuto ricredere su quello che pensavo».
Gattuso ritorna sui percorsi scelti negli ultimi anni: «Vengo da tre stagioni un po’ complicate, sia l’Ofi Creta che il Pisa non erano il massimo a livello societario, ma adesso sono molto più sicuro. Dopo Pisa ho molta più conoscenza, ne esco più maturo, con una mentalità completamente diversa».
Già sul Corriere della Sera di ieri Gattuso era tornato sul suo rapporto con Pisa: «Sono stati due anni di lavoro intenso. Nel campionato scorso è stato compiuto un piccolo miracolo sportivo con la promozione in B. Nell’ultima stagione ho lavorato in condizioni assurde ma devo ringraziare la città e i tifosi che ci sono stati vicini. I risultati vanno di pari passo con una società forte alle spalle». Chiaro il richiamo a quanto accaduto nella prima parte di stagione con la gestione Petroni, nessun accenno invece agli ultimi mesi dove tutti avevano sperato in un finale diverso.
A una settimana dagli applausi al termine di Pisa-Benevento (malgrado lo 0-3 finale) si chiudono quindi in maniera definitiva due anni che hanno comunque segnato la storia recente dei nerazzurri. Dallo scetticismo iniziale fino al ruolo indiscusso di leader della piazza quando la passata gestione era del tutto assente. Un allenatore amato ma che comunque ha anche diviso, non tanto sul lato umano ma su quello tecnico. Gattuso e il Pisa voltano pagina. La società sta già facendo i suoi passi e rilanciando progetti ambiziosi anche per quanto concerne il campo. Senza mezzi termini l’obiettivo è il ritorno in B. La chiave sta anche nella scelta del successore di Gattuso, che non dovrà essere oggetto di paragoni inutili, il quale avrà tutto il tempo per costruire la squadra del riscatto.
Andrea Chiavacci
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