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Obiettivo finale dei nerazzurri è difendere l’onore dell’Arena
PISA. Difendere l’onore del proprio campo e salutare degnamente il pubblico amico al termine di una stagione fortunata. Con il Benevento il Pisa ha l’occasione di interrompere il lungo digiuno di...
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PISA. Difendere l’onore del proprio campo e salutare degnamente il pubblico amico al termine di una stagione fortunata. Con il Benevento il Pisa ha l’occasione di interrompere il lungo digiuno di vittorie (da 9 partite interne e 14 complessive) o almeno di evitare l’ottavo scivolone casalingo, che diventerebbe il quinto nelle ultime sei uscite all’Arena. Quasi sempre nella storia recente il team nerazzurro ha avuto un sussulto di orgoglio quando non aveva niente da chiedere al campionato. In A un Pisa già retrocesso non ha mai fatto regali nel turno finale: sconfitta di misura 0-1 con la Roma nel 1991, 1-1 con il Pescara nel 1989, 2-2 con la Lazio nel 1984.
Indelebili alcune batoste in match decisivi sul terreno amico (Pisa-Brescia 2008-09, Pisa-Brescello 1999-2000, l’amaro 0-0 con l’Andria nel 1994 e il blitz della Fiorentina nella serie A 1985-86) in gare da dentro-fuori. Quando però i nerazzurri hanno dovuto raschiare il fondo per racimolare gli ultimi stimoli, quasi sempre hanno risparmiato ai propri tifosi un’ulteriore amarezza. Persino il criticatissimo Pisa 2014-15 chiuse con un successo il cammino interno (2-1 al Tuttocuoio), salvo poi farsi asfaltare 5-1 a Forlì. Alessandro Pane, nel 2012, dopo la sconfitta interna con lo Spezia in finale di Coppa Italia, ingoiò il rospo a tempo di record, bloccando sul pareggio un Sorrento (2-2) avviato ai playoff, mentre l’anno prima Dino Pagliari volle chiudere in bellezza strapazzando il Gela (4-0), prima di un’indimenticabile festa a base di baccelli. Il tecnico maceratese era alla guida del Frosinone, che prima di accedere agli spareggi-promozione venne sconfitto (2-0) all’Arena dall’ultimo, deluso ma indomito Pisa di Maurizio Mian nel 2005. Il campionato precedente finì con un 1-1 spartito insieme alla Torres. Eccezioni gli anni 1996-97 e 1997-98, che abbassarono la saracinesca senza soddisfazioni con un’altra sconfitta, in entrambi i casi a favore del Rimini, vincente rispettivamente per 0-2 e 3-4.
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Indelebili alcune batoste in match decisivi sul terreno amico (Pisa-Brescia 2008-09, Pisa-Brescello 1999-2000, l’amaro 0-0 con l’Andria nel 1994 e il blitz della Fiorentina nella serie A 1985-86) in gare da dentro-fuori. Quando però i nerazzurri hanno dovuto raschiare il fondo per racimolare gli ultimi stimoli, quasi sempre hanno risparmiato ai propri tifosi un’ulteriore amarezza. Persino il criticatissimo Pisa 2014-15 chiuse con un successo il cammino interno (2-1 al Tuttocuoio), salvo poi farsi asfaltare 5-1 a Forlì. Alessandro Pane, nel 2012, dopo la sconfitta interna con lo Spezia in finale di Coppa Italia, ingoiò il rospo a tempo di record, bloccando sul pareggio un Sorrento (2-2) avviato ai playoff, mentre l’anno prima Dino Pagliari volle chiudere in bellezza strapazzando il Gela (4-0), prima di un’indimenticabile festa a base di baccelli. Il tecnico maceratese era alla guida del Frosinone, che prima di accedere agli spareggi-promozione venne sconfitto (2-0) all’Arena dall’ultimo, deluso ma indomito Pisa di Maurizio Mian nel 2005. Il campionato precedente finì con un 1-1 spartito insieme alla Torres. Eccezioni gli anni 1996-97 e 1997-98, che abbassarono la saracinesca senza soddisfazioni con un’altra sconfitta, in entrambi i casi a favore del Rimini, vincente rispettivamente per 0-2 e 3-4.
Massimo Berutto
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