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Le partite del Pisa vanno viste sino alla fine
Tanti gli episodi decisivi in zona Cesarini lontano dall’Arena, Granoche ce ne ha risparmiato uno...
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PISA . Un Pisa formato trasferta ha perso la serie B fra le mura amiche? Andiamoci piano. Dai numeri sembrerebbe così: 8 punti nelle prime 10 gare interne nel ritorno (in attesa dell’epilogo contro il Benevento), 10 nelle altrettante uscite esterne della fase discendente, nella quale lontano dall’Arena Garibaldi il Pisa ha chiuso con un sorprendente 0 in media inglese, frutto di 7 pareggi e 2 sconfitte, compensate dal successo di Ascoli.
Le cifre però vanno interpretate e contestualizzate: le gare fuori casa sono state decise spesso da episodi avvenuti in zona Cesarini. Nel girone di ritorno 7 trasferte su 10 sono state determinate nel finale da gol realizzati o clamorosamente sbagliati, come il rigore fallito da Granoche a La Spezia. In casa invece gli esiti negativi sono maturati spesso nel secondo tempo, ma in anticipo.
Negli ultimissimi minuti i nerazzurri lontano da via Rosmini hanno riacciuffato un risultato positivo o hanno rischiato seriamente di vederselo sfuggire dalle mani. Non è una questione di motivazioni o di condizione fisica, perché è una situazione che si ripete da gennaio ad oggi. Il 2017 è iniziato, fuori dalle mura amiche, con il pareggio all’ultimo respiro a Novara, nell’esaltazione generale che nascose i primi problemi tecnici e di spogliatoio (la mancata convocazione di Mannini) in un Pisa che già aveva superato la crisi societaria.
Saltando tre partite (a Brescia, ad Ascoli e a Ferrara), classiche eccezioni che confermano la regola, si arriva al famigerato match di Vicenza, dove il team di Gattuso è sprofondato fra l’86’ e il 92’ sotto i colpi di Ebagua e Urso, quest’ultimo su rigore. A Verona il pareggio di Tabanelli è avvenuto al 38’ della ripresa, ma all’ultimo istante Mannini versione-terzino, come con il fallo di mano a La Spezia, stava per provocare il patatrac, contrastando vigorosamente Zaccagni in area fra le proteste scaligere. Quindi anche al Bentegodi il Pisa poteva perdere nel recupero, come si è verificato pure a Trapani. A Perugia il Pisa ha strappato il 2-2 all’86’ grazie a un’incornata di Lisuzzo, mentre negli stessi minuti di Bari-Pisa un grande intervento di Cardelli ha sbarrato la strada ad un colpo di testa di Macek.
Massimo Berutto
Le cifre però vanno interpretate e contestualizzate: le gare fuori casa sono state decise spesso da episodi avvenuti in zona Cesarini. Nel girone di ritorno 7 trasferte su 10 sono state determinate nel finale da gol realizzati o clamorosamente sbagliati, come il rigore fallito da Granoche a La Spezia. In casa invece gli esiti negativi sono maturati spesso nel secondo tempo, ma in anticipo.
Negli ultimissimi minuti i nerazzurri lontano da via Rosmini hanno riacciuffato un risultato positivo o hanno rischiato seriamente di vederselo sfuggire dalle mani. Non è una questione di motivazioni o di condizione fisica, perché è una situazione che si ripete da gennaio ad oggi. Il 2017 è iniziato, fuori dalle mura amiche, con il pareggio all’ultimo respiro a Novara, nell’esaltazione generale che nascose i primi problemi tecnici e di spogliatoio (la mancata convocazione di Mannini) in un Pisa che già aveva superato la crisi societaria.
Saltando tre partite (a Brescia, ad Ascoli e a Ferrara), classiche eccezioni che confermano la regola, si arriva al famigerato match di Vicenza, dove il team di Gattuso è sprofondato fra l’86’ e il 92’ sotto i colpi di Ebagua e Urso, quest’ultimo su rigore. A Verona il pareggio di Tabanelli è avvenuto al 38’ della ripresa, ma all’ultimo istante Mannini versione-terzino, come con il fallo di mano a La Spezia, stava per provocare il patatrac, contrastando vigorosamente Zaccagni in area fra le proteste scaligere. Quindi anche al Bentegodi il Pisa poteva perdere nel recupero, come si è verificato pure a Trapani. A Perugia il Pisa ha strappato il 2-2 all’86’ grazie a un’incornata di Lisuzzo, mentre negli stessi minuti di Bari-Pisa un grande intervento di Cardelli ha sbarrato la strada ad un colpo di testa di Macek.
Massimo Berutto
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