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L’olimpionico Campriani con gli studenti di Marina 

L’olimpionico Campriani con gli studenti di Marina 

Per lui due medaglie d’oro nel tiro a segno a Rio: «Le mie fragilità sono diventate punti di forza» 

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MARINA. A chi nella vita non ha collezionato premi o riconoscimenti, i campioni sembrano inarrivabili, ma non è così se parliamo di Niccolò Campriani. Ne hanno avuto una dimostrazione i ragazzi delle terze medie dell’istituto comprensivo Niccolò Pisano di Marina quando si sono trovati faccia a faccia con il campione olimpico che nel 2016 da Rio ha portato a casa due medaglie d’oro nella specialità del tiro a segno oltre a quelle già vinte in altre competizioni. Affabile e alla mano, ha raccontato a quei ragazzi la sua storia.
«Ho disputato la mia seconda gara nella vita proprio qui, sul litorale, al Coni – ricorda Niccolò –. Avevo tredici anni e mi ripetevano che ero troppo emotivo. Ma con lo sport ho imparato a gestire anche l’emotività e man mano che crescevo, rispetto ai miei compagni che si dibattevano davanti ai problemi adolescenziali e alle prime prove difficoltose della vita, io avevo già sviluppato diversi modi per affrontare tutto questo perché per colpire un bersaglio grande come una monetina da 1 euro a 50 metri di distanza, servono nervi saldi dove l’emotività deve essere imbrigliata. Le mie fragilità sono diventate punti di forza».
Il campione ha raccontato che alle olimpiadi di Pechino del 2008 ha perso tutto proprio all’ultimo colpo e da terzo in classifica si è ritrovato dodicesimo. «Ho sbagliato di tre millimetri e quei tre millimetri hanno distrutto i miei sogni – sottolinea Campriani –, ma su quell’errore ho costruito il percorso successivo che mi ha portato a vincere dopo e ad incontrare anche la mia compagna di vita Petra, (campionessa anche lei nel tiro a segno). Per vincere con costanza bisogna imparare a perdere, a reagire e a trovare sempre il lato positivo». A scuola Niccolò era «bravo con le materie scientifiche ma non il primo della classe. La matematica la vedevo fine a se stessa e poi invece ci ho costruito sopra una carriera. L’italiano mi è servito perché scrivo articoli per i giornali ma la materia che non sopportavo proprio e che invece mi è servita più di tutte è l’inglese, che ho imparato guardando i film in lingua originale. Voi ora state mettendo da parte degli strumenti. Lo sport è stata la mia chiave inglese ma mi sarebbe dispiaciuto fare solo quello».
Donatella Lascar

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