Il presidio
Pisa, Lucchesi: "Ecco perché scelsi Petroni come socio"
L'ex direttore generale torna a parlare dopo quasi otto mesi ed è sicuramente il personaggio più atteso di Pisa-Latina, scontro decisivo per la salvezza
PISA. «Quando sarà il momento giusto spiegherò come sono andate le cose. Io sono l’unico che sa tutta la verità. Ora però non voglio gettare benzina sul fuoco anche per tutelare la mia nuova società». Fabrizio Lucchesi torna a parlare dopo quasi otto mesi ed è sicuramente il personaggio più atteso di Pisa-Latina, scontro decisivo per la salvezza.
Lucchesi, partiamo però dal presente: è vero che la questura le ha chiesto di non venire sabato all’Arena per motivi di ordine pubblico?
«Smentisco categoricamente. La mia presenza all’Arena dipende esclusivamente dalla mia volontà. Ho parlato di questo anche con i curatori fallimentari del Latina e sto valutando il da farsi. Sono orientato a non venire per evitare qualunque strumentalizzazione che possa alzare il livello di tensione di una partita che è già carica di tensione visto la grande posta in palio».
Ma la sua volontà sarebbe quella di essere presente allo stadio?
«Mi faceva piacere esserci perché comunque c’è anche tanta gente a Pisa con cui sono rimasto in buoni rapporti e sarei stato pronto a prendere qualche fischio, ma lo avrei accettato serenamente perché fa parte del mio lavoro e del gioco delle parti».
Che partita sarà quella di sabato?
«Importante ma non risolutiva, anche se a fine stagione potrebbe essere decisiva per la classifica di entrambe le squadre».
Prima o poi dirà la sua su quanto accaduto negli ultimi mesi?
«Vorrei raccontare la mia verità, ma non lo farò di certo sabato pomeriggio. Ora devo pensare a salvare il Latina sul campo. Non posso penalizzare il club per cui lavoro e voglio togliere pressione alla squadra e all’allenatore che stanno vivendo un momento particolare. Ci sarà il tempo per far sentire la mia campana. Finora ho volutamente evitato qualunque forma di polemica, come d'altronde ho fatto da luglio a dicembre per preservare quel poco che rimaneva dell’Ac Pisa 1909».
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Come mai ha scelto il Latina?
«Avevo appena risolto con il Pisa e mi hanno chiamato per dare una mano ed evitare la fine del club. Fortunatamente ci siamo riusciti ottenendo un primo grande risultato che dà la possibilità al club di restare in vita ed a noi di mantenere la categoria sul campo».
A Pisa cosa è andato storto?
«Volevo vincere la mia scommessa di portare i nerazzurri dalla C alla A come ho fatto con Empoli e Fiorentina. Le vicissitudini sono state molte e qualcosa sicuramente ho sbagliato anch’io. Ripeto, tutto quanto verrà fuori al tempo giusto con una più ampia e serena valutazione di tutte le cose».
Come mai scelse di affidarsi a Fabio Petroni come nuovo socio lo scorso anno?
«Lo avevo conosciuto occasionalmente nel 1999 quando ero alla Roma, ma il suo nome venne fuori nel 2014 quando ero dg del Pisa. Con Petroni a quel tempo parlava solamente il presidente Carlo Battini, che non ha voluto cedergli la società, nonostante su Petroni convergessero il gradimento della politica, delle istituzioni, dei poteri pisani e sempre in quel 2014 anche di una parte della tifoseria che era in aperta contestazione verso Battini».
Era una strada obbligata?
«Per certi versi sì perché Battini aveva lasciato il club con 3,5 milioni di debiti non rispettando l’accordo contrattuale. Petroni mi cercò a novembre 2015 candidandosi come socio. Avevo tre soluzioni ,ma questa era la più concreta. D’altra parte avevo perso quasi tutti i potenziali finanziatori che dovevano entrare, ma erano giustificati dal fatto che la società era prossima al fallimento. Petroni il suo dovere lo aveva fatto versando 1,5 milioni nelle casse societarie».
Ma fin dall’inizio avete avuto dei problemi, inutile nasconderlo...
«Ho avuto problemi con Petroni perché ho difeso Gattuso quando attaccò la società per il Football College. L’inizio della fine è stato lo scellerato patto di Gallarate, che io ho sottoscritto e di cui sono responsabile ma contro la mia volontà».
Con Gattuso che rapporto ha avuto?
«Gattuso lo scelsi perché credo nelle sue qualità. Sono stato criticato per averlo scelto da tanta gente che diceva che non era bravo e che pagava per allenare. Ero e sono convinto che ha le doti per diventare un grande allenatore».
Cosa è cambiato tra lei e Gattuso?
«In verità non lo so nemmeno io. Ero contrario alle sue dimissioni del 31 di luglio perché pensavo che si potesse arrivare lo stesso ad una soluzione con l’uscita di Petroni evitando tutto il caos societario che c’è stato fino a dicembre. Non c’è mai stata una vera litigata, ma i rapporti si sono raffreddati progressivamente».
Quando è stata l’ultima volta che ha sentito Petroni?
«Non lo sento da luglio, in compenso sto spendendo tanti soldi per gli avvocati perché non ho ancora ricevuto un centesimo di quanto dovutomi e oltre tutto devo ancora finire di restituire i soldi a chi mi ha supportato».
Le è arrivato il deferimento per uno scontro con Taverniti?
«E’ stato avviato un procedimento su richiesta di Taverniti sia da un punto di vista sportivo e sia dalla Procura di Pisa perché al Caffè dell’Ussero ho avuto un forte diverbio con lui perché non voleva pagare gli stipendi dei giocatori. Era presente Giancarlo Freggia e solo grazie al suo intervento quella mattina riuscimmo a risolvere il problema degli stipendi con la banca».
E’ vero che ha negato un ragazzo della Primavera al Pisa?
«Sì, ma non per un fatto personale. Il calciatore aveva altre richieste e ho detto no anche a club di A. Credo che questa nuova proprietà possa programmare un ottimo futuro per il Pisa e anche con me si sono comportati in maniera corretta».
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