Il presidio
Daspo, avvocati ancora al lavoro contro diffide e obbligo di firme
PISA. Continua il lavoro dei legali dei tifosi pisani per cercare di ridurre il più possibile la portata dei Daspo per i fatti di Empoli. 87 in tutti i supporter nerazzurri interessati, assistiti...
PISA. Continua il lavoro dei legali dei tifosi pisani per cercare di ridurre il più possibile la portata dei Daspo per i fatti di Empoli. 87 in tutti i supporter nerazzurri interessati, assistiti dall’avvocato romano Lorenzo Contucci e dagli avvocati pisani Giulia Padovani e Andrea Bottone. La difesa, articolata ovviamente soggetto per soggetto, si basa sia sulla mancata partecipazione agli incidenti di ciascuno di essi, sia, in generale, sulla totale mancanza di premeditazione degli ultrà pisani, che non sapevano che i rivali bresciani sarebbero stati fatti passare per la stessa strada.
La situazione ovviamente è in divenire, visto che i vari Daspo convalidati stanno diventando effettivi in questi giorni a conclusione dell’iter amministrativo (15 giorni dalla notifica ai diretti interessati). Ma non sempre è così. Ad esempio, su 19 interventi già effettuati dall’avvocato Contucci, nessun procedimento è rimasto “intoccato”. In particolare, quattro procedimenti avviati dal questore di Firenze non sono stati convalidati dallo stesso, convinto dalle memorie difensive. Per altri 9, il legale si è rivolto al Gip per fare annullare l’obbligo di firma in questura o ridurre la sua durata, sempre con successo. «Non c’è stato nessun provvedimento totalmente confermato dal giudice delle indagini preliminari», osserva Contucci.
L’argomento non è semplice: la normativa attuale è frutto di una serie di aggiunte e aggiornamenti al testo iniziale della legge 401 del 1989. “Daspo”, come molti sanno, significa Divieto di Accedere a manifestazioni SPOrtive. Chi riceve questa diffida, se la ritiene infondata, cosa può fare? In alcuni casi bisogna rivolgersi al questore, in altri al magistrato. A parte i casi di procedura d’urgenza, in pratica solo il questore può tornare sui suoi passi e non dare vita al Daspo perché convinto dalla richiesta inoltrata al soggetto interessato; dal Gip si può andare solo per chiedergli di cancellare l’eventuale obbligo di firma o ridurre la sua durata, mentre il vero ricorso giudiziario contro il Daspo si fa al Tar e ha tempi molto più lunghi. (a.sc.)
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