Il presidio
«Vendicate quella sconfitta di 45 anni fa»
Giampaolo Piaceri non ha mai dimenticato la batosta per 7-1 che costò la retrocessione in serie C per differenza reti
PISA. Per chi ha oltre 45 anni di tifo alle spalle una trasferta a Novara non potrà mai essere un viaggio qualunque. Incancellabile il ricordo di un terribile 7-1 in Piemonte alla penultima giornata della serie B 1970-71 e la conseguente retrocessione in C per differenza reti. Era in campo quel giorno il bomber Giampaolo Piaceri, autore dell’unica, inutile, rete nerazzurra. «Noi sicuramente - ricorda - giocammo tutti per il Pisa, eppure perdemmo 7-1. Un’inspiegabile tragedia. Eravamo scesi in campo con l’intento di pareggiare. Un punto sarebbe bastato per salvarsi. E invece i nostri avversari ci trafissero da tutte le posizioni. Ricordo che il portiere era Cacciatori e Mannocci l’allenatore. Conoscevo molti calciatori del Novara ed ero certo che a loro non fregasse niente della partita. Tiravano in porta tanto per fare, eppure segnarono da 60 metri e da corner. L’arbitro era Monti di Ancona, un mio amico. Ricordo che gli chiesi di fischiare la fine prima possibile».
In realtà lei non mollò, segnando il gol della bandiera dopo la sesta rete del Novara...
«Ero una belva. Non ci stavo a perdere. Purtroppo crollammo nella ripresa. Ricordo che lo stopper Udovicich passò la metà campo e calciò in avanti solo per alleggerire, trovando incredibilmente la porta. Roba da fantascienza».
La storia non deve ripetersi: il Pisa va a Novara in cerca di punti-salvezza...
«Sarà una partita difficile. Il Novara ha perso l’ultima gara e finora ha avuto un andamento altalenante. Fuori casa ha raccolto poco, ma sul proprio campo si è sempre fatta rispettare. Il Pisa sa chiudersi bene: segna poco, ma subisce poco».
La superficie sintetica può essere una ragione del buon andamento interno dei piemontesi?
«In casa hanno un vantaggio enorme. Si nota la differenza tra l’erba naturale e quella sintetica».
Ha seguito le peripezie del Pisa?
«Sentivo le dichiarazioni di Gattuso. Quando i calciatori non vengono pagati e hanno famiglie da mantenere, per un allenatore è difficile farli giocare. Mi immagino cosa possa aver passato Gattuso».
Da allenatore come gestirebbe un giovane di talento e personalità del calibro di Manaj?
«Non lo conosco personalmente, ma so che è bravo. L’importante è che non si senta forte e che non snobbi la categoria e la squadra. Se è bravo, deve fare la differenza nel Pisa, per il bene del collettivo e per il suo personale».
Come vede la lotta per la salvezza?
«Il campionato è lungo e c’è molto ancora da lottare. In questa categoria quando credi di essere a cavallo, non sei neppure a piedi. Tutte le squadre combattono e sperano. La retrocessione è troppo brutta per arrendersi in anticipo. Non noto grande qualità. Gioca bene solo la Spal, dove tanti calciatori stanno vivendo la loro annata speciale, come capitò nel 1968 a molti di noi, come me e Joan, quando conquistammo la serie A a Pisa».
Massimo Berutto
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