Il Tirreno

Pisa

Un inchino al centenario Mannini

di ANDREA CHIAVACCI
Un inchino al centenario Mannini

Daniele taglia un invidiabile traguardo. Ha ricoperto tutti i ruoli, tranne quello di suo padre Alessandro

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di ANDREA CHIAVACCI

Non è una gara qualsiasi per Daniele Mannini:in gioco ci sono molte carte al tavolo della salvezza nel giorno in cui il capitano festeggia la gara numero 100, tra campionato e playoff, con la maglia del Pisa. Per vincere serve il miglior Mannini. Per intenderci quel giocatore che ha preso per mano la squadra ai playoff ed è stato decisivo con tre reti, due nella finale di andata al Foggia, tre assist e un rigore procurato. In quel mese entusiasmante, in campo Mannini ha regalato giocate di classe e si è sacrificato per i compagni, giocando più vicino alla porta. Daniele ormai ha ricoperto ogni ruolo, con Gattuso, anche da terzino sinistro. Mai in porta come papà Alessandro.

Daniele nasce a Pisa il 25 ottobre del 1983 proprio quando suo padre difende i pali della porta nerazzurra durante gli anni d'oro del Pisa di Romeo Anconetani con cui gioca 89 partite in A e vince tre campionati di B e una Mitropa cup. Daniele non inizia la sua carriera a Pisa ma nel settore giovanile della Lucchese. I primi passi importanti li muove con il Viareggio: prima in C2 e poi in serie D dove si mette in mostra (stagione 2002-2003) come centrocampista in grado di recuperar palloni e capace anche di andare a rete. Il Pisa di Maurizio Mian scommette su di lui nell'estate del 2003. Mannini non ha ancora 20 anni, ripaga subito la fiducia di Simonelli e va in gol sia nell'esordio in Coppa Italia al Del Conero di Ancona, 2-0 per i nerazzurri. Fa il bis nel debutto in campionato, nella sconfitta rocambolesca per 3-2 a Pistoia. A febbraio l'arrivo di Cabrini in panchina porta Mannini a fare il trequartista puro e a incidere sempre di più nel gioco offensivo. La sua è una grande annata con 32 presenze e 4 reti, senza dimenticare i tanti assist per i compagni. I playoff non arrivano ma a fine stagione Mannini da giovane outsider diventa il pezzo pregiato del mercato. Lo cercano in tanti e lui sceglie il Brescia per la prima avventura in serie A. In quella stagione realizza il suo primo gol nella massima serie in casa dell’Udinese e inizia un viaggio importante nel calcio che conta. Certi amori però non finiscono, come canta Antonello Venditti, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Vale anche per Mannini che tocca l’apice della carriera con la Sampdoria nel 2009-2010 quando assieme a Cassano e Pazzini è decisivo per portare in Champions League i blucerchiati. L’allenatore Gigi Del Neri lo utilizza come esterno destro d’attacco e i risultati sono ottimi. Mannini però non si ripete a causa dei tanti infortuni. Nel gennaio 2014 è praticamente ai margini nel Siena in serie B ed è in quel momento che il Pisa - che vuol risalire dalla Lega Pro - si fa avanti con Fabrizio Lucchesi. L’impresa gli riesce: porta Mannini a Pisa in prestito per sei mesi. In panchina è appena arrivato Francesco Cozza e Daniele parte bene.. Dopo l’esordio contro il Catanzaro gioca una gran partita col Perugia e segna un gol illusorio nel 2-2 di Pontedera. Quella è l’unica rete nella seconda avventura in nerazzurro. Con Menichini il Pisa arriva ai playoff ma viene beffato in semifinale dal Frosinone. Addio sogni di gloria, e le strade tra Mannini e il Pisa si dividono di nuovo, stavolta per andare a Lecce sempre in Lega Pro. Una buona partenza, ma anche in Salento le cose non vanno bene. Intanto nell'estate 2015 a Pisa torna Lucchesi, per pochi mesi come presidente prima dell'arrivo di Petroni, e arriva Gattuso. Ringhio si ricorda di Mannini da avversario e lo vuole di nuovo a Pisa. Daniele arriva che non è al meglio ma in poche settimane fa capire che l'esperienza poco fortunata di due anni prima è alle spalle. Diventa il leader della squadra dentro e fuori dal campo.

Dopo la promozione scoppia il caos societario. Lui è il primo a metterci la faccia («Noi ci mettiamo il cuore ma la società è assente»). Adesso che è tornato il sereno Mannini dovrà scaricare in campo quella rabbia e quell'adrenalina accumulata per mesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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