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«Puntate davvero sui ragazzi Giannini maestro di calcio»
PISA. L’allenatore dell’ultima promozione in serie A (1989-90), numero 7 nerazzurro negli anni Settanta, non è un nuovo responsabile del settore giovanile rossocrociato. «Luca Giannini svolgeva già...
PISA. L’allenatore dell’ultima promozione in serie A (1989-90), numero 7 nerazzurro negli anni Settanta, non è un nuovo responsabile del settore giovanile rossocrociato. «Luca Giannini svolgeva già quella funzione quando io ero allenatore della Primavera», precisa Massimo Morgia, tecnico dei ragazzi per 5 anni fino al 1989.
«Sono contento per Giannini. Una brava persona, molto esperta. Abbiamo lavorato bene insieme. Il Pisa si è affidato ad un maestro di calcio. Poche società in Italia puntano davvero sul vivaio. Tutti si riempiono la bocca di questo argomento, ma pochi lavorano».
Morgia, lei e Giannini avete costruito tanti giocatori di serie A e B...
«Dianda, Nista, Taccola, Fiorentini, Brandani, Martini, Gori, Cristallini, Lazzarini. Ricordo anche Biagiotti, sebbene non sia arrivato in serie A. Avevamo ragazzi del luogo, prelevati tra Pisa, Livorno e Lucca. Molti ancora mi ringraziano, ad esempio Malasoma e Simonetti».
Cosa ricorda di questi ragazzi?
«Ho preso Taccola quando giocava centravanti e l’ho trasformato in uno stopper. E’ arrivato all’Inter. Fiorentini ha fatto una buona carriera, come Cristallini e Nista. Anche Brandani ha raccolto tante presenze in serie A».
Eppure Romeo Anconetani non aveva molto da investire nel vivaio...
«Romeo Anconetani è stato il più grande dirigente che abbia mai conosciuto. Mi ispiro a lui nella mia versione di manager calcistico. Nella ristrettezza dei suoi mezzi sviluppava bene il settore giovanile, lasciava spazio a noi allenatori e ci dava molta importanza. Oggi non c’è più la cura del vivaio. Tanti lo sfruttano per vendere magliette e kit di allenamento. Ci sono tecnici che pagano per lavorare, genitori che pagano per far giocare i loro figli. Molte società cercano queste situazioni».
C’è un ricordo particolare che la lega a Luca Giannini?
«Uno molto spiacevole: eravamo in macchina insieme, di ritorno da una cena, quando avemmo un incidente. L’auto si ribaltò e io mi ruppi cinque costole. Persino l’ambulanza ebbe un tamponamento. Ricordo che rimasi a casa per un mese e mezzo. Fu proprio Giannini a sostituirmi momentaneamente alla guida della Primavera. Al Pisa eravamo una grande famiglia. Avevamo una sede meravigliosa in via Risorgimento».
Facciamo un salto in avanti di trent’anni: ha seguito le vicende del Pisa di Gattuso?
«Non conosco Gattuso personalmente, ma mi piacciono gli allenatori che non parlano in politichese o in “calcese”, mettendoci sempre la faccia. Si è trovato in una situazione molto pesante che andava oltre il campo di calcio. Nella confusione che regnava sono stati importanti anche i tifosi, sempre molto vicini alla squadra. E questo ha un valore soprattutto nei momenti di difficoltà».
Anche lei spesso si è trovato a fare più dell’allenatore, in condizioni post-fallimentari come a Siena...
«Le società mi chiamano sempre per svolgere questa funzione. Io ricostruisco e vado via, perché poi le dirigenze pensano di poter tornare a fare come prima».
Ora è a L’Aquila, una città che ha profondamente segnato gli sportivi che vi hanno lavorato dopo il terremoto...
«Un’esperienza formativa. Un conto è vedere in televisione le immagini e le macerie del terremoto, un altro è osservare da vicino quello che non è stato ricostruito. E purtroppo non si può ricostruire la mente degli abitanti, che hanno perso gli affetti ed anche una vita sociale. Non c’è ancora un centro storico, dunque sono costretti a riunirsi nei centri commerciali».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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