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Pisa

Pisa: Corrado tra promesse, stadio e mercato

Cristiano Marcacci
Giuseppe Corrado
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Giuseppe Corrado

Incontro con il neo presidente nerazzurro. «Diventeremo presto una Spa. Nel Cda vedrei bene 3 o 4 imprenditori locali»

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PISA. Lo aveva promesso proprio nella prima intervista rilasciata al nostro giornale. «Mi dedicherò anima e corpo al Pisa - ci disse -. Sarò in città quasi tutti i giorni, costantemente al fianco della squadra e dei miei collaboratori». Giuseppe Corrado, da pochi giorni nuovo patron e neo presidente del Pisa calcio, sta mantenendo la parola. A partire dalle spettanze economiche. In questi suoi primi giorni pisani sta infatti passando da un pagamento all’altro, da un bonifico all’altro. Le falle da saturare, conseguenza della non gestione dei Petroni, non sono infatti poche. E poi Corrado è un gran macinatore di chilometri. Domani sarà a Milano, poi via a Benevento per il match delle 20.30, quindi passerà la notte a Napoli. Il 31 mattina ripartirà alla volta di Parma, per poi proseguire per Courmayeur, dove brinderà all’arrivo del nuovo anno insieme alla famiglia.

Presidente, come sta vivendo queste sue prime giornate a Pisa?

«La cosa più entusiasmante di questi giorni è stata senza dubbio la passione che ha avvolto sin da subito il sottoscritto e la mia famiglia. Questo è proprio amore. Per me è davvero il massimo dell’incoraggiamento. Non penso che tutto dipenda dal fatto che società e squadra venivano da una situazione estremamente critica. Ritengo invece che questo amore sia ben radicato nella città e nei tifosi nerazzurri, indipendentemente dagli eventi».

Quante volte ha pensato di buttare tutto a monte?

«In occasione dell’ultimo incontro dal notaio a Milano le confido che per due volte mi sono alzato dal tavolo della trattativa per andarmi a prendere il cappotto per andare via. Per qualche attimo mi sono ricordato di avere una dignità da difendere e non potevo venir continuamente deriso in quel modo. Mi sembrava di essere sul set di un film, tra falsi malori e giochi delle parti tra chi voleva rallentare la definizione dell’accordo (Vincenzo Taverniti, . ndr) e chi invece intendeva arrivare a conclusione (Lorenzo Petroni, ndr). Mi sono seccato più volte, ma quando mi alzavo e dalla finestra scorgevo i tifosi pisani con le bandiere fuori dello studio del notaio che avevano raggiunto Milano dopo centinaia di chilometri riuscivo ad arginare la mia impulsività. Me ne andavo in una stanza da solo, al buio, e recuperavo lucidità ed energie mentali».

VIDEO La conferenza stampa di Gattuso

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Ma perché i Petroni non hanno voluto chiudere prima?

«Anch’io me lo sto sempre chiedendo. Se avessimo chiuso il giorno in cui fummo ricevuti, con il permesso del Tribunale, a casa di Fabio Petroni, quest’ultimo avrebbe avuto 1,8 milioni di euro in cash e, soprattutto, il Pisa avrebbe evitato la pesantissima penalizzazione di quattro punti in classifica. Ed invece la riunione-fiume durata dalle 15 alle 24 portò ad un nulla di fatto. Alla fine della serata ero letteralmente stravolto dai continui balletti di cifre e richieste economiche. Mi ricordo che dissi a Petroni andandomene: “Mi scuso se l’abbiamo disturbata troppo e inutilmente, lei ha ora bisogno di riposare. E noi altrettanto”».

Quali sono le prime scadenze societarie?

«Domani (oggi per chi legge, ndr) è il giorno della ricapitalizzazione della società, l’aspetto più urgente per gettare nel miglior modo possibile le nuove basi. Il 9 gennaio penso che presenteremo, nel corso di una conferenza stampa, i miei colleghi di avventura, ovvero gli altri azionisti, tra cui Enzo Ricci (il patron della Viris Spa, ndr)».

Rimarrete una Srl?

«L’idea è quella di passare da una Srl ad una Spa. E nel nuovo consiglio d’amministrazione ho intenzione di riservare due o tre posti ad imprenditori pisani. Ribadisco che ho formulato la proposta di entrare ad Andrea Madonna. Con lui ne parleremo a gennaio».

Sono giorni di bonifici. Quanti soldi dovrete pagare nelle prossime settimane?

«Già in questi giorni abbiamo cominciato ad ottemperare alle pendenze economiche. Entro la fine di dicembre pagheremo circa due milioni, un altro milione se ne andrà sicuramente prima della fine di gennaio, anche perché entro il 16 dovranno essere liquidati gli stipendi di novembre e dicembre. La promessa che posso fare è che non tarderemo mai nei pagamenti. Chi lavora, infatti, deve essere retribuito entro i termini pattuiti».

Una delle note più dolenti è sicuramente lo stadio. Che progetti ha sull’Arena Garibaldi?

«Lo stadio deve essere risistemato al più presto. Non esiste un minimo di accoglienza in tribuna. E dovranno essere velocemente resi più ospitali gli spogliatoi ospiti e degli arbitri. In occasione di Pisa-Spezia mi è stato detto che erano sei mesi che gli arbitri non venivano salutati da un membro della società prima della partita. Queste cose non dovranno più accadere. Per quanto riguarda la capienza, parlerò al più presto con Nesi della Ngm e col sindaco Filippeschi, perché il mio obiettivo è avere entro il 21 gennaio (la prima partita casalinga di ritorno, ndr) 2.500-3.000 posti in più. Stiamo studiando la possibilità di predisporre un carnet promozionale di biglietti per tutto il girone di ritorno».

A gennaio i tifosi si aspettano qualche regalo sul fronte del mercato? Come vi muoverete per rinforzare la squadra?

«Certi nomi non sono più un segreto. Sono usciti più volte sui giornali. Mi riferisco soprattutto a Simone Andrea Ganz del Verona e a Mirko Eramo della Sampdoria. Sono ottimi giocatori che potrebbero anche fare al caso del Pisa, come diversi altri giocatori. Dobbiamo però sempre verificare attentamente il rapporto tra costo ed opportunità e pertanto valutare attentamente tutto ciò che serve per migliorare la squadra senza danneggiare l'equilibrio economico della società».

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