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Pisa

Petroni condannato a nove anni e mezzo

Petroni condannato a nove anni e mezzo

Il Tribunale aumenta la pena chiesta dalla Procura Processo su un fallimento da 25 milioni. Resta ai domiciliari

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PISA. Più severi dell’accusa. I giudici del Tribunale di Rona, in composizione collegiale, hanno condannato l’ex proprietario del Pisa, Fabio Petroni a 9 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. I pm avevano chiesto una pena di 8 anni e 4 mesi.

La sentenza è stata letta poco dopo le 12 di ieri. Petroni, presente in aula e agli arresti domiciliari dal 18 luglio, era imputato con Marianna Caserta, all’epoca dei fatti amministratrice unica della società fallita, condannata a 4 anni e mezzo.

Difeso dagli avvocati Cesare Placanica e Massimo Krogh, l’imprenditore romano è stato assolto da sei dei dodici capi di imputazione. Una sottrazione nelle contestazioni che non è, però, servita a evitare un verdetto che va oltre le richieste dell’accusa. L’ex patron nerazzurro non solo si aspettava una sentenza di assoluzione, ma quando ha sentito quei numeri, 9 anni e mezzo, è stato preso dallo sconforto più nero.

Resta ai domiciliari. La corte si è presa 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni, mentre Petroni resta agli arresti domiciliari. Nessuna istanza di revoca è stata presentata dai legali che attendono le motivazioni per preparare l’appello.

Le accuse. Secondo l’accusa pur in presenza di amministratori giudiziari nominati dal Tribunale per gestire le attività sotto sequestro, l’imprenditore era riuscito a compiere operazioni finalizzate a sottrarre fondi alle aziende ai danni di erario e creditori privati. Oltre all’arresto del 18 luglio scorso, la Guardia di finanza eseguì anche un sequestro preventivo per le società della galassia messa in piedi da Petroni. Erano la Terravision H.R. & Services Srl, e Alivision patrimoni e servizi di Petroni Fabio Sas.

Sequestro di beni. Un sequestro con relativa nomina di un amministratore giudiziario per garantire continuità aziendale e posti di lavoro di un gruppo che fattura 35 milioni di euro l'anno. Sequestrate e affidate a un professionista indicato dal Tribunale le licenze per i trasporti di linea Roma-Ciampino-Fiumicino, Pisa/aeroporto-Firenze e Orio al serio-Milano; conti correnti bancari e altri rapporti finanziari; contratti commerciali e beni aziendali tra cui 29 autobus di linea e 2 auto. Un intervento che, nelle intenzioni della Procura, permette di vincolare i beni a garanzia dei creditori del fallimento.

Crac da 25 milioni di euro. Le indagini e i guai per Petroni nascono con il crac della " Terravision Rome Airport Scarl" il primo febbraio 2013 per un passivo di 25 milioni di euro. Un filone di inchiesta che nella primavera 2015 aveva portato a giudizio l'imprenditore per bancarotta fraudolenta per distrazione. Per la Finanza almeno 9,1 milioni di euro anziché prendere la strada di Fisco e Inps sarebbero finiti nella disponibilità di moglie e figlia di Petroni.

Cessioni fittizie. Per l'ultimo fronte concluso con arresto e sequestri, i finanzieri sono convinti che «gli amministratori di alcune società si siano sottratti al pagamento di ingenti debiti tributari e previdenziali, attuando manovre elusive volte a rendere sostanzialmente inefficace la procedura di riscossione coattiva. In particolare, la società titolare dei contratti con gli aeroporti, proprietaria anche degli autobus e delle licenze, era stata posta in liquidazione subito dopo aver ceduto a un "testa di legno" l'unico ramo d'azienda produttivo».

Dopo il fallimento di febbraio 2013, a settembre i finanzieri iniziarono a radiografare la girandola di operazione infragruppo di Petroni con affitti d'azienda, cessioni, chiusure e aperture di società. La mazzata in Tribunale, arrivata a poche ore dalla cessione del club al gruppo Corrado, ha provocato sui social un’esultanza anche rancorosa di parte della tifoseria. Da giovedì sera le sorti di Petroni non si incrociano più con quelle del Pisa Calcio.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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