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Ida Nicolini nel consiglio nazionale Fidal
«Il rilancio dell’atletica leggera italiana passa anche dal rapporto con le scuole»
PISA. Elezione a Roma l’elezione del presidente della Federazione italiana atletica leggera: Alfio Giomi, con poco più del 60% dei voti, è stato riconfermato al vertice di un movimento che negli ultimi anni ha portato ben poche soddisfazioni alla nostra Nazionale, battendo lo sfidante, l’ex campione di mezzofondo, Stefano Mei. Nel consiglio, tra i tre sostenitori dell’ex atleta spezzino, in quota di minoranza, è entrata anche Ida Nicolini, conosciutissima in città per avere dedicato una vita all’atletica leggera come atleta, come insegnante di educazione fisica e come organizzatrice di meeting, come quello dell’Amicizia che si svolgeva, negli anni Ottanta all’Arena Garibaldi. Con la neo consigliera federale cerchiamo di fare un bilancio della situazione che sta attraversando la disciplina considerata la regina di tutti gli sport.
Giulio Onesti e Primo Nebiolo sono dirigenti irraggiungibili per ciò che sono riusciti a dare all’atletica. E c’è chi rivaluta l’operato del vituperato Gianni Gola...
«E’ norma dopo un’elezione rimpiangere sempre qualcuno del passato. Personalmente speravo in un cambiamento reale. Pensavo che Stefano Mei potesse farcela. Ha sfiorato il 40%, non poco per un ex atleta, alla prima esperienza come candidato presidente. Ha fatto comunque un ottimo lavoro se è vero che è riuscito a portare in consiglio tre delegati. Sono anche contenta che ci siano quattro donne equamente divise tra maggioranza ed opposizione visto che siamo tutte agguerrite. L’atletica ha bisogno di un cambiamento radicale a partire dal settore tecnico: l’impegno prioritario sarà quello di lavorare sulle società e sulla formazione dei tecnici».
A proposito di tecnici, si parla dell’ex olimpionico di maratona ad Atene 2004 Stefano Baldini come direttore tecnico...
«La logica prevede la riorganizzazione delle varie strutture. Ci vogliono responsabili di settore e tecnici di varie aree. Altrimenti chi dice se un atleta sta bene e deve fare le gare? A Rio abbiamo gettato al vento due medaglie sicure o quasi, guarda caso entrambe nel salto in alto: Gianmarco Tamberi si è infortunato a pochi giorni dalla partenza per Rio dopo aver stabilito una delle migliori prestazioni stagionali, mentre Alessia Trost è arrivata quinta in una gara alla sua portata. Probabilmente nella stagione ha gareggiato troppo ed è arrivata scarica all’appuntamento più importante della stagione. Bisogna programmare bene come si fa nelle varie società. Ci vuole più gestione del materiale umano e questo non solo da parte dei vari manager, ma anche da parte della Federazione. Il direttore tecnico deve avere competenze in vari settori, ma deve essere aiutato dai responsabili. E’ inutile, a mio avviso, mandare gli atleti all’estero. Magari facciamo venire i campioni a casa nostra per stimolare i vari atleti. Si deve investire sulla scuola che è un bacino di reclutamento enorme. Se gli insegnanti non sono incentivati a svolgere l’attività extrascolastica è difficile scoprire talenti. Non abbiamo avuto negli ultimi anni ricambi validi per i grandi campioni del passato. Prima si stava molto di più insieme. Si facevano raduni di due-tre settimane al mese e si passava a casa solo una settimana, ma i risultati arrivavano. Per raggiungere un grande obiettivo c’è bisogno di fare sacrifici. Così, stando tutti insieme, ci si può stimolare e migliorare a vicenda. In atletica il lavoro paga. E’ giusto decentrare, ma per i livelli intermedi. Chi ha la possibilità e le qualità per diventare un’atleta top deve essere seguito in strutture adatte».
Dopo sessanta anni esatti dall’Olimpiade di Melbourne del 1956 non sono arrivate medaglie: cosa bisogna fare perché ci sia un rilancio?
«Bisogna ripartire dai giovani di punta che abbiamo: non sono moltissimi, ma ci sono anche in Italia. Il dovere nostro è di farli crescere per arrivare nelle finali che contano. A Rio, ad esempio, oltre a non vincere medaglie, abbiamo portato soltanto cinque atleti in finale: senza voler offendere nessuno, abbiamo fatto come il Belgio. Dobbiamo tornare ad averne molti di più come nazioni importanti come, ad esempio, la Francia, la Spagna ed alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico. Noi ce la metteremo tutta per far sì che questo accada in fretta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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