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Pisa: caso cellulari, bollette non pagate volutamente

Pisa: caso cellulari, bollette non pagate volutamente

Il caso dei telefonini aziendali staccati. Il club aveva deciso ad agosto di disattivarli: l’Empoli in serie A ne ha di meno

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PISA. «I telefoni aziendali sono stati staccati deliberatamente per la loro antieconomicità e tutti i possessori erano stati invitati già da agosto a provvedere alla loro disattivazione o personale intestazione». Questa la versione che trapela da ambienti vicini alla famiglia Petroni sull’ennesimo caso scoppiato in casa Pisa. Lunedì le linee relative ai dieci telefonini aziendali sono state staccate per il mancato pagamento delle bollette (si parla di 2.000 euro a bimestre, comprensivi anche del canone di noleggio degli apparecchi), nello stesso giorno in cui i contributi non sono stati pagati per la carenza di fondi in cassa. Come tutto quello che ormai sta accadendo attorno alla società nerazzurra, le versioni sono subito diventate molte.

Il presidente della Lega di serie B Andrea Abodi aveva, ad esempio, fatto riferimento ad una “dimenticanza”: «Se non sbaglio - aveva twittato proprio lunedì - l’Ac Pisa ha un direttore generale e un segretario generale. Chi raccoglie le bollette? Chi gestisce la contabilità e segnala le scadenze?». Ieri poi un ulteriore chiarimento sempre con un tweet: «Peccato che si scambi la spiegazione con la giustificazione». Ora la versione di ambienti molto vicini alla proprietà, che fanno sapere come la stessa proprietà, «dopo aver chiesto senza risultato all’amministrazione» del club di avere elenco dei dieci dipendenti beneficiari (l’Empoli in serie A ha 4 cellulari aziendali), avesse deciso deliberatamente di non pagare.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:sport:1.14280817:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/sport/2016/10/20/news/pisa-mian-la-famiglia-corrado-e-il-compratore-giusto-la-trattativa-e-ben-avviata-1.14280817]]

Qualunque sia la verità, è evidente che il clima all’interno dell’Ac Pisa è ormai insostenibile. Tra il “giallo” bollette e quello dell’iban, comunicato regolarmente al Comune per avere il contributo per lo stadio (lo conferma Abodi), siamo a livello di dispetti e ripicche. Un clima di cui crediamo sia pienamente consapevole lo stesso Abodi che proprio per questo sta gestendo in prima persona la cessione della società grazie al mandato a vendere ricevuto dalla famiglia Petroni.

Un mandato che, nei fatti, permette alla Lega di gestire il rapporto con i potenziali compratori e addirittura di fissare la valutazione. Ovvio che l’ultima parola spetta sempre a Petroni, ma con margini di manovra più ridotti visto che nelle mani di Abodi (e quindi sul tavolo dei potenziali compratori) ci sono i conti della società. Società che potrebbe chiudere la stagione 2016-2017 con un saldo negativo di circa un milione e mezzo di euro e con la necessità di ricapitalizzarlo come prevede uno dei parametri per l’iscrizione al campionato.

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