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Jacopo Balestri: Pisa più forte delle difficoltà
L’ex terzino sinistro nerazzurro, sempre super tifoso, a 41 anni gioca ancora e nel Signa (Eccellenza) ha appena festeggiato un eurogol in rovesciata
PISA. Un rigore respinto dal portiere ed una palla vagante allontanata di testa da un difensore, al 91' della gara fra Valdarno e Signa. Ci vuole un colpo di genio per inventarsi in quel momento una rovesciata e spedire la sfera nell'angolino più lontano. La rivincita di un terzino, abituato più a correre che a segnare: il nostro Jacopo Balestri, che a 41 anni ha ancora l'entusiasmo dell'esordio, adesso in Eccellenza come un tempo in A e B. Una lunga esperienza gli ha riservato anche momenti simili a quello che Pisa e il Pisa stanno vivendo.
Balestri, cosa ha pensato quando si è inarcato per colpire la sfera?
«A non farmi troppo male, perché a 41 anni ci sta di non rialzarsi nemmeno. Se continuo a giocare è perché ho ancora una passione immensa. Mi piace stare in campo e nello spogliatoio. Ho avuto la fortuna di avere sempre compagni fantastici».
A 40 anni un suo ex collega entra in consiglio comunale...
«Emiliano Niccolini. Un ragazzo eccezionale, che mette il massimo impegno in tutto ciò che fa. Sono certo che si toglierà altre belle soddisfazioni».
Lei a Salerno (2010-11) sfiorò la serie B in una società che si avviava al fallimento...
«L'esperienza di Salerno è stata da dimenticare sotto il profilo societario ma straordinaria a livello di gruppo, che nelle difficoltà si rafforzò invece di sfaldarsi. Anche noi ci trovammo situazioni incredibili: per rilevare la squadra si presentò un personaggio americano, Joseph Cala, che in realtà era italiano e si chiamava Giuseppe Calà. I tifosi capirono la situazione e fecero di tutto per sostenerci. Purtroppo ci sfuggì la serie B in finale playoff con il Verona».
Lei però non partecipò agli spareggi-promozione.
«Non giocai le ultime partite perché avevo un mezzo infortunio e la rosa era ampia. Lo spogliatoio era compatto».
Uno di essi era Antonio Montella.
«Purtroppo si fece male ad inizio campionato. Un problema alla spalla non fu curato nel migliore dei modi. Antonio faticò a rientrare. Peccato, perché le sue doti ci sarebbero state molto utili».
Come vede la situazione del Pisa?
«La piazza aiuta la squadra. Un plauso va ai giocatori, che non hanno mai mollato, dimostrando attaccamento, professionalità e umiltà. Una dote quest'ultima spesso citata a sproposito, ma la più importante. Il rapporto pubblico-squadra che esiste a Pisa è una rarità nel calcio di oggi. Mannini, Lisuzzo e Di Tacchio hanno preso in mano la situazione con personalità e spirito di sacrificio. Rino Gattuso è il simbolo della voglia di lottare e della determinazione dimostrate dall'intero gruppo».
La squadra pagherà la mancanza di alternative e la forzata pausa nella preparazione precampionato?
«Il Pisa ha una rosa importante. La serie B è sicuramente un campionato impegnativo, che richiede un organico ampio, ma i nerazzurri possono giocarsi al meglio tutte le partite perché hanno dimostrato di saper compensare le lacune».
A partire dalla gara di Modena, città dove lei ha compiuto il doppio salto dalla C alla A...
«Non ho mai incontrato il Carpi, se non in amichevole. Ai miei tempi tutta la provincia tifava Modena. Adesso sono emerse realtà fantastiche come Carpi e Sassuolo, che hanno saputo costruire squadre importanti e soprattutto organizzazioni societarie in grado di fare la differenza».
Massimo Berutto
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