Il Tirreno

Pisa

Cardelli, adrenalina a mille «Dura riuscire a dormire»

di Roberto Grazzini
Cardelli, adrenalina a mille «Dura riuscire a dormire»

Il portiere è stato decisivo nel finale della partita con il Novara con una super parata su tiro di Sansone: ha sfruttato al meglio la chance per l’assenza di Ujkani

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MONTECATINI. Lo sport vive da sempre di luoghi comuni, di regole non scritte e di rigide correnti direzionali da seguire, a seconda del caso, specie per quanto riguarda la struttura morfologica dell’atleta. Ma a volte vince l’eccezione, la “magnifica” normalità.

Prendiamo ad esempio, per i più datati ed alla stesso a scopo “educativo” dei più giovani, la figura di Pietro Mennea. Nell’era dei super sprinter della pista in parte costruiti in laboratorio, a prima vista la sua figura sembrava quella del classico amatore con il quale correre in pineta.

Una corsa scomposta con gli scarpini che quasi non toccavano terra, fatta di sofferenza e cultura del lavoro, ma allo stesso tempo dirompente e travolgente tanto da consegnare alla storia un record del mondo sui 200 metri rimasto imbattuto per ben 17 anni. La storia che vi raccontiamo, con le dovute proporzioni, riguarda un’altra bella eccezione che conferma la regola e parla di un ragazzino delle nostre parti, tale Daniele Cardelli, classe 1995, che quando volava tra i pali del campo “Brizzi” di Margine Coperta, fucina di talenti da quasi mezzo secolo, tanti addetti ai lavori non parevano troppo convinti delle sue reali potenzialità.

Tutti ammettevano che era bravo, che non aveva paura, che stilisticamente poteva andare. A mancare però erano quei maledetti centimetri in altezza per aspirare a traguardi importanti.

«All’inizio ma anche più avanti - confessa l’estremo difensore - vedermi escluso a vantaggio di chi mi guardava dall’alto non mi faceva di certo piacere. Tuttavia era una molla per spingermi a dare il meglio ed a progredire. Come mi ha aiutato constatare che all’estero molte squadre non schierano dei corazzieri».

Carlo Riccetelli, ex portiere di Pistoiese, Lucchese e Brescia, allora (ed ancora) preparatore dei portieri del Margine, intuisce le capacità del ragazzo nei mesi che lo allena. «La grande esplosività - spiega - unita alla straordinaria dedizione e passione che Daniele ha nel Dna, compensano quello che gli manca per toccare la traversa. Del resto, i grandi club vogliono dei giganti dai settori giovanili, ma a volte anche i “piccoletti” ci sanno fare: sono molto contento ed orgoglioso del suo cammino perché si merita grosse soddisfazioni».

Tanti istruttori, ma nessun vero mentore. «Da ciascuno degli allenatori che ho avuto la fortuna di avere, ho cercato di prendere il meglio e spero di esserci riuscito», spiega Daniele.

Dal Margine passa all’Empoli dove gioca il primo anno con gli Allievi nazionali e nella seconda stagione con la squadra Primavera. Non brucia le tappe. Si suda ogni gradino, uno alla volta, sotto lo sguardo di papà Giacomo, altro ex buon portiere nei dilettanti e del nonno Marco, suo primo tifoso.

A 18 anni il debutto in serie D difendendo i colori della Fortis Juventus di Borgo San Lorenzo per 34 gare. Lo step successivo è alla corte del Pontedera in Lega Pro dove ha collezionato 44 apparizioni, nelle ultime due stagioni sfoderando sempre buone prestazioni. Qualche addetto ai lavori inizia così a cambiare idea. Cosa importano i centimetri se alla fine questo non prende gol.

Tra Pro Vercelli, Latina e Pisa la spuntano i nerazzurri. Ed eccoci così alla magica notte di domenica scorsa al Castellani, all’occasione da sfruttare (l’assenza del titolare Ujkani per la chiamata in Nazionale) per il debutto in serie B contro il Novara. A suggellare il tutto la super parata su Sansone e l’estrema quanto naturale sicurezza nelle uscite finali, volando più in alto di tutti dal suo inarrivabile metro e ottanta di partenza. Una sicurezza sfoderata peraltro anche in sala stampa davanti a microfoni e telecamere. D’altronde fa parte di quella scuola di portieri riflessivi ma non troppo .

«Un pizzico di sana follia deve comunque esserci per chi fa il nostro mestiere», ammette. Dopo i contenuti festeggiamenti di rito, nonostante la stanchezza il sonno ristoratore è tardato ad arrivare. «L’adrenalina da scaricare era parecchia - replica Daniele - mi sarò rivisto la partita mentalmente mille volte». Capitava pure al già citato Pietro Mennea, prima e post-gara.

Quella parata mentre i compagni di squadra cercavano le energie residue per resistere agli attacchi del Novara, difendendo una vittoria storica, è già storia.

Ora il futuro di Daniele Cardelli è nelle mani di Ringhio Gattuso, ma sembra che la prima tessera del suo puzzle da costruire con i colori nerazzurri del Pisa sia già stato posto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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