Il presidio
I consigli di Mauro Meluso «Non serve l’arrembaggio»
Il direttore sportivo, doppio ex della gara, è tornato nella sua Cosenza «Noi abbiamo battuto i rossoneri giocando una partita molto accorta»
PISA. Un doppio ex fra Pisa e Foggia, al timone del Cosenza ha inferto l'ultima sconfitta (1-0) al team pugliese, escludendolo dalla lotta per la vetta. Mauro Meluso, direttore sportivo nerazzurro dal 2001 al 2004, in rossonero è stato un attaccante di Zeman e poi il dirigente che ha offerto la prima grande panchina a Piero Braglia.
Direttore, Pisa sogna nell'ennesima finale playoff...
«E io continuo a pensare a quella che perdemmo con l'Albinoleffe. Purtroppo ci arrivammo fisicamente scarichi. A Bergamo all'inizio del secondo tempo eravamo già in preda ai crampi. Ricordo che all'andata eravamo riusciti a vincere solo sfoderando tutte le furberie più becere».
Il suo Cosenza come è riuscito a battere il Foggia?
«Giocando una gara molto accorta sotto il profilo difensivo, contro una squadra che ha grande qualità non solo in attacco. La formazione di De Zerbi gioca sempre per proporre, con palla a terra, passaggi corti e improvvise accelerazioni. E' l'impostazione di un allenatore destinato ad arrivare a grandi livelli. Il nostro Roselli fu molto bravo a non andare all'arrembaggio. Contro un pugile più muscoloso di te, se prendi due cazzotti finisci subito a tappeto. Loro sbagliarono un rigore, noi ne trasformammo un altro e meritammo di vincere».
E' vero che il Foggia in difesa concede qualcosa?
«Concede qualcosa in trasferta, meno in casa, dove è più incisivo. De Zerbi tenta sempre di fare la partita. Basti pensare che Angelo, quando si è infortunato, è stato sostituito con Gerbo, che è un centrocampista. Quando il Foggia ha deciso di giocare con la retroguardia a 3, è stato arretrato Coletti, un altro centrocampista. In questi casi serve un giusto mix fra impostare e difendere. De Zerbi deve migliorare sotto questo aspetto, ma è fra gli allenatori che hanno portato qualcosa di nuovo».
Il calcio del tecnico bresciano è più ispirato a Zeman o a Guardiola?
«E' più vicino a Guardiola. E' la ricerca della conclusione vincente con il gioco e non attraverso palloni calciati a casaccio. Giusto far così quando si dispone di grandi potenzialità offensive».
Perché il Lecce di Braglia non è riuscito a contrastare la corazzata rossonera?
«Se ha preso due gol nei primi minuti della gara di andata, non ha avuto un buon approccio alla semifinale».
Il Foggia era la squadra più forte del girone C, anche se non ha ottenuto la promozione diretta?
«Nel girone c'erano tre super squadre, Lecce, Foggia e Benevento, più una quarta, il Catania, partito fortissimo per recuperare dalla penalizzazione e poi andato incontro a problemi. Secondo me erano formazioni che sarebbero state ai vertici in B».
Lei, da profeta in patria a Cosenza, ha vinto la Coppa Italia nella scorsa stagione e quest'anno ha sfiorato i playoff...
«E' stata una bella avventura. Vedremo cosa riserverà il prossimo anno».
Il Pisa è trascinato da Daniele Mannini, che lei scoprì nel Viareggio 13 anni fa...
«E’ tornato il giocatore che conoscevo. Purtroppo l'ho scoperto con un anno di ritardo, perché ci avrebbe fatto comodo a Bergamo al posto dell'infortunato Costantino».
L'esperienza nei playoff cosa le ha insegnato?
«Che conta una condizione fisica e psicologica ottimale e che il fattore campo al ritorno è un grande vantaggio. Comunque il Como dello scorso anno ha dimostrato che arrivare di slancio nei playoff può regalare grandi soddisfazioni».
Massimo Berutto
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