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«Dissi no alla Pistoiese, vedevo solo nerazzurro»
Emiliano Niccolini ricorda quando venne cercato con insistenza dagli arancioni: «Avrei potuto giocare in una squadra di serie B ma non accettai l’offerta»
PISA. Emiliano Niccolini ha indossato per undici anni la casacca nerazzurra (oltre a quelli nel settore giovanile) non perché non avesse pretendenti pronti ad ingaggiarlo. Nel 2001-02 anche la Pistoiese tentò, invano, di strapparlo alla sua squadra del cuore. Da allenatore è fresco di successo nel campionato Esordienti alla guida del Madonna dell’Acqua.
Niccolini, quanto arrivò vicino alla casacca arancione?
«Ci fu un contatto con il mio procuratore. Avrei potuto giocare in una squadra di serie B, anche se la Pistoiese retrocedette dopo quella stagione. L’allenatore era Walter Nicoletti e il suo vice Felice Secondini era stato il mio mister nelle giovanili nerazzurre. In realtà io dissi subito di no».
La cercò anche Piero Braglia...
«Era l’allenatore del Chieti. Mi chiamò Gianluca Zattarin. Ma per me era impossibile separarmi dalla maglia nerazzurra. Solo l’infortunio al ginocchio e la consapevolezza di non poter continuare la carriera, se non tra i dilettanti, hanno potuto strapparmi alla mia squadra».
Qualche ricordo da avversario della Pistoiese?
«Ricordo la prima gara di Simonelli sulla panchina del Pisa (2002-03). Perdemmo e io venni espulso per doppia ammonizione».
Secondo lei in campo peserà più la fame di salvezza della formazione di casa o la speranza dei nerazzurri di migliorare la propria posizione nella griglia playoff?
«Sono motivazioni diverse. Il Pisa ha già raggiunto l’obiettivo anche se ha voglia di migliorare la posizione, ma quando c’è da salvarsi il clima è più tirato. Spero di sbagliarmi».
Nel Pisa ha incrociato un certo Daniele Mannini, nel lontano 2003-04...
«Vedo molto bene Daniele. Tiene tanto al Pisa e dà tutto in campo. Spero ci possa essere un coronamento per i suoi sacrifici. Quando l’ho conosciuto non poteva fare il difensore. Ora ha acquisito la giusta esperienza e si è irrobustito fisicamente, quindi può ricoprire qualunque ruolo».
Nei playoff secondo lei quali sono le squadre più temibili?
«Ho visto giocare il Lecce e la Casertana. Mi fanno paura le grandi piazze come Lecce e Foggia, con un pubblico importante, che al nord Pordenone e Bassano non hanno. In realtà però nelle mie due esperienze di playoff sono stato battuto da piccole realtà settentrionali, come Brescello e Albinoleffe».
Due parole sulla Berretti nerazzurra, che ha continuato il suo lavoro conquistando le fasi finali...
«Federico Concordia era il mio vice e ora è collaboratore di Caponi. Già lo scorso anno si vedeva che il gruppo era in grado di fare grandi cose».
Massimo Berutto
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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