Il Tirreno

Pisa

Da Lucchesi a Gattuso una sfida al contrario

di Massimo Berutto
Da Lucchesi a Gattuso una sfida al contrario

Il presidente nerazzurro è stato ad un passo dall’acquisto del club gialloblù Sarebbe sicuramente stato seguito da Ringhio. E Buffon sarebbe rimasto

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PISA. Carrarese-Pisa evidentemente era scritta nel destino di molti tra dirigenti, tecnici e calciatori nerazzurri. Fabrizio Lucchesi avrebbe potuto trovarsi dall’altra parte della barricata, se le trattative estive con Gigi Buffon per l’acquisto del sodalizio marmifero fossero andate a buon fine, molte settimane prima che si potesse aprire lo spiraglio per il ritorno a Pisa. Con lui comunque ci sarebbe stato Rino Gattuso, a formare con il portiere della Nazionale (nelle vesti di socio minoritario) una coppia “mundial” che già aveva scatenato la curiosità dei media.

Ipotizziamo che con Ringhio ci potevano essere Sanseverino e Varela, voluti dal mister calabrese dopo i comuni trascorsi a Palermo. Forse Mannini e Crescenzi avrebbero seguito Lucchesi, come non hanno esitato a fare appena il diggì empolese è tornato in pista, insediandosi nuovamente nella nostra città. E sospettiamo che la lista sarebbe stata assai più lunga.

«Avevamo già pronto il luogo del ritiro, 18 giocatori pre-allertati e uno staff tecnico affidato a Rino Gattuso», ammise Lucchesi sull’edizione carrarese del Tirreno il 17 luglio.

Dal marmo alla Torre. Curiosa un’altra frase, pronunciata allora dall’ex dirigente della Roma, in tempi assolutamente non sospetti: «A Pisa avevamo anche preparato un ufficio in cui stavano lavorando da settimane 15 persone per essere pronti a partire dal primo giorno utile».

Al Pisa, non alla Carrarese, quell’ufficio forse è tornato utile. Esattamente un mese dopo le pagine cittadine del nostro quotidiano hanno annunciato il via libera del Comitato Vecchio Cuore nerazzurro all’acquisizione delle quote societarie. Diverse le versioni sul tramonto delle trattative con Buffon: in un comunicato diramato dalla Gvg Immobiliare dello juventino si alludeva a non sufficienti garanzie «di un futuro stabile e duraturo» offerte da Lucchesi, ma quest’ultimo ha dichiarato che la ragione della rottura sarebbe stata l’imposizione in extremis di un socio a lui poco gradito. Ovviamente solo i diretti interessati conoscono la verità.

Fatto sta che il pacchetto di maggioranza della Carrarese è stato comprato dal Gruppo Tartaglia, operante nel settore dell’ingegneria e delle costruzioni. I 12 punti del Pisa e gli 11, con un match da recuperare, detenuti dalla Carrarese sono lì a dimostrare che nessuna delle due tifoserie, per ora, ha di che lamentarsi. Ultima vestigia di quell’affare sfumato è nel nome della società attraverso la quale Lucchesi ha acquistato il Pisa: Carrara Holding srl, pensato proprio per l’approdo in giallazzurro.

I soliti noti. Alcuni nomi che si sono affacciati a Pisa erano trapelati anche a Carrara. A rappresentare gli interessi della “cordata Lucchesi” era l’avvocato bolognese Claudio Minghetti, ora vicepresidente in pectore del Pisa. Idem per Piero Baffa, tornato in piazza della Stazione con il nuovo presidente.

Già allora si parlava di una possibile collaborazione con Roberto Boninsegna. Per il settore giovanile era stato contattato Alessandro Birindelli, allenatore nel vivaio nerazzurro ai tempi della prima direzione di Lucchesi, suo direttore nell’Empoli. Voci, non confermate, di un coinvolgimento di Alessandro Nesta, circolate pure a Pisa.

Dunque, una serie di intrecci, circostanze, coincidenze che danno ancora più sapore al derby di Carrara, con i gialloblù - che sono una delle rivelazione del torneo - chiamati a confermare quanto fatto finora, mentre i nerazzurri di Gattuso - davvero un ex mancato per poco - devono cercare di far capire al campionato, e alla capolista Spal, che possono presto aggiungere i tasselli che servono per arrivare ad essere una pretendente alla serie B.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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